Il Tirreno

VAL DI CORNIA

Sassetta, il paese del benessere

di Cecilia Cecchi
Un'immagine dell'abitato di Sassetta, intorno solo bosco (foto Paolo Barlettani)
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Un'immagine dell'abitato di Sassetta, intorno solo bosco (foto Paolo Barlettani)

Natura, agricoltura, storia. Dalla “Comunità aperta” (aziende e cittadini) un’alternativa per il turismo

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SASSETTA. Benessere, da quel che si mangia al tempo condiviso, come proposta di vita e possibile rilancio turistico del paese. Idee base per riassumere il progetto di promozione culturale, ambientale ed economica di “Sassetta: comunità aperta”; associazione con sede in Comune perché proprio dall’amministrazione è partito l’invito ad impegnarsi (nel maggio scorso).


Soci una quindicina di aziende, cittadini e due assessori: Paolo Lorenzelli ed Eleonora Lorenzelli. Presidente Daniele Mazzanti, ma è il segretario Manuela Moranduzzo a parlare per il gruppo di lavoro, perché l’obiettivo, da subito, resta raccogliere adesioni: «Ci sono – dice – gruppi specifici, che stanno lavorando per concretizzare interventi ed eventi. Nata dal comune di Sassetta come tentativo di promozione turistica – aggiunge – l’iniziativa ha preso il volo verso obiettivi inaspettati. Le aziende che si sono riunite per mesi per identificare quali fossero i punti di forza locali da sostenere e sono arrivate alla conclusione che era il momento per provare a rendere concreto il concetto di cambiamento già in atto qui».

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Non solo rilancio. Da subito chiaro che l’unico interesse poteva essere quello di un’identità territoriale legato a Sassetta. «Alcuni principi etici – spiega Manuela Moranduzzo – già vivi e reali in alcune realtà di lavoro ora vanno solo organizzati meglio o, altrove, sviluppati ex novo. Per poi procedere alla promozione a largo raggio. Ed ecco l’accento su aspetti come comunità, agricoltura, benessere: ideali per un paese come il nostro».
Finita la psicosi dell’abbandono. «In pratica i punti prima sofferti dai piccoli paesi, graziati dalla distruzione delle industrie costruite lontano, possono diventare oggi veri elementi di forza – sottolinea – Certo è necessario passare da Comune a comunità che lavora per sé, ritornando a un agricoltura basata sul biologico e biodinamico, sul concetto del dono del proprio tempo facendo rete tra aziende; e noi lo stiamo già applicando. Avendo ben presente la natura che ci circonda. Apprezzare l’assenza di fabbriche qui, come la ridotta rete di comunicazione, con l’acqua più buona di tutta la Val di Cornia, o l’aria eccellente grazie al bosco che ci circonda».


Buon cibo. «L’idea – conferma Moranduzzo – è condividere una filosofia che coinvolga il più possibile, proponendo piatti con prodotti a km zero, ma pure prevedendo un’agricoltura con semi autoctoni. Ci sono aziende che già lavorano sulle erbe officinali o che producono ortaggi particolari». Fare comunità pure nella filiera-cibo, anello che può diventare di grande interesse per il turismo formato benessere a tutto tondo. «Non solo terme, tra le ipotesi di lavoro la riscoperta delle vie dell’acqua – prosegue Moranduzzo – le fonti antiche ormai scomparse. Ma pure trekking coi muli per la civiltà del bosco, l’edilizia biocompatibile che già applichiamo o i centri olistici...». Tutto in un progetto inviato al sindaco.


Decrescita felice. «Aziende che producono solo quello che serve al territorio – conclude – tema trattato alle feste d’ottobre, al nostro stand che è stato molto visitato. Tra le domande più comuni? Se vogliamo porci fuori da ogni meccanismo attuale. La risposta è una sola, sì grazie!». Rispetto della natura del luogo di nascita persino come opportunità di lavoro. Sembra impossibile, ma può funzionare. Valido provarci.
 

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