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Crisi, ora l’emergenza abitativa fa paura anche a Portoferraio
Portoferraio: il Comune ha approvato la nuova graduatoria: diciotto famiglie nella lista, quattro già sistemate Ma l’assessore: «La coperta è sempre più corta e le richieste sono in costante aumento»
PORTOFERRAIO. Ci sono giovani mamme con figlia da mantenere, portoferraiesi che non riescono a pagare l’affitto e per questo sono sfrattati per morosità. E ci sono cittadini, sia italiani che stranieri, che vivono in condizioni igieniche al limite, magari senza più l’acqua, che nel giro di poco rischiano di trovarsi per strada. Ecco la Portoferraio invisibile, lontana anni luce dalle immagini da depliant del turismo estivo, eppure altrettanto reale. «La verità è che siamo alle prese con un’emergenza in continua crescita, ma la nostra coperta è terribilmente corta», spiega a chiare lettere l’assessore al sociale Adalberto Bertucci. Il Comune di Portoferraio ha approvato proprio in questi giorni la nuova graduatoria per l’emergenza abitativa: una lista che comprende 18 nuclei familiari portoferraiesi. Un record per una città come Portoferraio, evidentemente non indenne alla crisi economica che ha interessato il resto della penisola.
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La gestione. «Solo pochi mesi fa – racconta l’assessore Bertucci - abbiamo modificato il regolamento dell’emergenza abitativa, abbassando i parametri dell’Isee per agevolare le persone più povere e attribuendo dei punteggi ulteriori per le famiglie con persone disabili. Deve passare il messaggio che non è il politico o l’assessore di turno a decidere a chi dare le abitazioni disponibili, ma c’è una commissione composta dal personale dell’Asl che certifica con gli assistenti sociali le condizioni delle famiglie e con i propri tecnici le condizioni di abitabilità degli immobili. A tutto ciò seguono i controlli dei vigili urbani. La nostra volontà è aiutare le famiglie, dando la precedenza a chi ha figli minori a carico. Non a caso sui 18 casi di emergenza abitativa riscontrati, sono stati assegnati alloggi a quattro famiglie, tutte con minori a carico. Tra queste ci sono due madri, rispettivamente con due e tre figli, che vivranno in coabitazione in un appartamento all’ex Traditi. «Sulle condizioni per la coabitazione, prevista dal regolamento, si esprime la commissione. Purtroppo gli immobili sono pochi e in futuro la strada della condivisione tra più famiglie, ove possibile, sarà ancora percorsa», precisa Bertucci.
La coperta corta. A ottobre il Comune aveva concluso le procedure necessarie all’approvazione della nuova graduatoria, avvenuta nei primi giorni di novembre. «Nel frattempo, tuttavia, sono arrivate altre 4-5 nuove richieste – spiega – purtroppo le famiglie in difficoltà sono molte, tanto che le 18 inserite in graduatoria sono solo una piccola parte, rispetto a tutte le richieste che sono pervenute nei nostri uffici che hanno compiuto nun grande lavoro. Siamo in contatto costante con l’ufficiale giudiziario, i nostri uffici parlano quotidianamente con gli avvocati per tenere sotto osservazione gli sfratti e gestire nel miglior modo possibile i tempi dell’emergenza. Ma non è semplice».
Pochi immobili. La domanda crescente di alloggi da parte di famiglie che si trovano a spasso, fa i conti con la scarsità di immobili a disposizione. «Recentemente, con una delibera, abbiamo destinato il palazzo della Topa interamente all’emergenza abitativa – commenta Bertucci – poi abbiamo gli alloggi dell’ex Traditi. Speriamo che, via via, Casalp metta in sicurezza alcuni immobili che ha a disposizione e che quindi la graduatoria per l’edilizia popolare torni a muoversi. Nella lista ci sono persone che attualmente vivono in alloggi destinati all’emergenza abitativa. In questo modo si libererebbero spazi. Altri locali dell’ex Traditi, compatibilmente con il bilancio, potranno essere adibiti a dormitorio». Ma è chiaro che il Comune è in netta difficoltà: «C’è poco da dire, i tempi sono molto lunghi e questa emergenza, realisticamente, non può essere superata. Quel che possiamo fare è gestire nel miglioro modo possibile la situazione. Ed è quello che stiamo facendo».
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