Gioco
«Perché Suvereto ha detto no all’Ufficio di piano»
Il sindaco Parodi: «Rigetto ogni strumentalizzazione politica Serviva l’Unione dei comuni, auspicata solo a parole dal Pd»
SUVERETO. Dice di rigettare ogni strumentalizzazione politica a proposito della mancata adesione di Suvereto all’ufficio di piano. E aggiunge che non serve un ufficio di piano per elaborare una pianificazione urbanistica coordinata ma ci vorrebbe un ufficio urbanistica di quell’Unione dei comuni auspicata solo a parole dal Pd.
Così Giuliano Parodi, sindaco di Suvereto, l’unico assente all’organismo che gestirà in forma associata il piano strutturale intercomunale. Ci sono i rappresentanti di Piombino, Campiglia, San Vincenzo e Sassetta. Manca solo Suvereto, l’unico comune guidato da una giunta non Pd.
In una nota, Parodi conclude citando la nuova legge regionale sull'urbanistica, la 65/2014, «che indica come unico strumento di co-pianificazione per i comuni sotto i 5000 abitanti non la convenzione attraverso ufficio di piano, ma l’ufficio urbanistica dell’Unione dei comuni dove esiste. Per cui rigetto ogni strumentalizzazione politica che può essere fatta a proposito della mancata adesione di Suvereto all’ufficio di piano, uno strumento inefficace per il nostro comune». In realtà le considerazioni numeriche dovrebbero valere anche per Sassetta, comune più piccolo di Suvereto.
Nel resto del documento però Parodi spiega i veri motivi del no di Suvereto.
«Una chimera in tutti questi anni si è aggirata sulla Val di Cornia - scrive il sindaco di Suvereto - ed è quella dell’idea di una pianificazione del territorio fatto in maniera unitaria e coordinata da parte di tutti i Comuni. Purtroppo i fatti raccontano un’altra storia: nel 2002 tutti i Comuni della Val di Cornia trasferiscono al Circondario le funzioni in materia urbanistica e si forma l’Ufficio di piano. Nel 2003 la giunta del Circondario decide però di dare avvio alla redazione di un piano strutturale d’area solo per Piombino, Campiglia e Suvereto, ma non per San Vincenzo e Sassetta. Per quei piani, alla cui elaborazione evidentemente non doveva provvedere il Circondario, si prevedevano forme di coordinamento e verifica».
«Nel 2007 - prosegue Parodi - i Comuni di Piombino, Campiglia e Suvereto approvarono il piano strutturale d’area, dimensionato per uno scenario temporale di 15 anni. Alla sua attuazione avrebbero dovuto provvedere i Comuni con tre regolamenti urbanistici quinquennali. Nel 2011, solo Campiglia e Suvereto approvano i regolamenti urbanistici, mentre Piombino ritarda ulteriormente per effettuare diverse varianti, alcune delle quali di grande rilevanza urbanistica: nel 2009, la variante relativa al porto, alla nautica, alle aree industriali e alle infrastrutture».
«Per queste varianti - prosegue il sindaco Giuliano Parodi - che hanno comportato sostanziali modifiche al piano strutturale d’area approvato nel 2007, non sono mai stati coinvolti i consigli comunali di Campiglia e Suvereto, nonostante le norme avessero stabilito che dovevano essere approvate contestualmente dai tre Comuni».
Quindi veniamo ai giorni nostri, o meglio allo scorso anno: «Nel 2014 - dice Parodi - il Comune di Piombino adotta il proprio regolamento urbanistico sulla base del piano strutturale modificato autonomamente nel 2009. Il regolamento di Piombino non è più coordinato con quelli di Campiglia e Suvereto, nonostante venga definito impropriamente regolamento urbanistico d’area».
Ma anche in precedenza, dice Parodi: «San Vincenzo, dal 2009, procede per conto proprio all’elaborazione del suo piano strutturale che vede l’approvazione nel 2015. In 12 anni, i cinque Comuni della Val di Cornia non sono riusciti a elaborare una pianificazione urbanistica né unica, né coordinata, né verificata. In questi 12 anni sono cambiati radicalmente l’economia, i fabbisogni per le abitazioni, i servizi e le attività produttive, e una revisione congiunta degli strumenti si renderebbe necessaria, ma il luogo deputato sarebbe non un ufficio di piano con una visione limitata, ma l’ufficio urbanistica di una vera Unione dei Comuni della Val di Cornia, tanto auspicata dal Pd e dai suoi sindaci ma che poi per loro volontà non ha ancora visto la luce, dato che io ho sollecitato in più occasioni l’avvio del percorso in maniera ufficiale fino a inviare ai comuni una bozza di Unione elaborata con il nostro segretario generale, ma che non ha mai avuto seguito».
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