Il Tirreno

«Il sindacato favorisca la ripartenza industriale»

«Il sindacato favorisca la ripartenza industriale»

Si presenta il nuovo coordinatore della Cgil di Piombino, Franco Franceschini Originario di Riotorto, ha un passato in Unicoop e poi nella Filcams

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PIOMBINO. «Anche il sindacato deve impegnarsi per favorire la ripresa dell’industria a Piombino. Tutto il contorno è importante, ma se non riparte l’acciaio, non riparte Piombino»: si presenta così Franco Franceschini, nuovo coordinatore di zona della Cgil. Prende il posto lasciato vacante da Mirko Lami, ora a Firenze.

Originario di Riotorto, cresciuto in ambito Unicoop Tirreno, ha un passato nella Filcams-Cgil, il sindacato di commercio, turismo e servizi. «Il mio percorso l’ho fatto tutto nella Filcams - dice - prima a Piombino e poi a Livorno. È il settore del sindacato con più iscritti in zona (sono circa 7000 in Val di Cornia, ndr), ma ora mi trovo a rivestire un incarico di grande responsabilità, che deve abbracciare tutta l’economia locale. E, del resto, anche Aferpi è competenza di Fiom, ma interessa tutta la città, lo stesso il porto e i trasporti. Li seguono i colleghi della Filt, ma sono un tema che abbraccia l’interesse collettivo».

Il momento, certo, non è facile. Centinaia di famiglie direttamente interessate, e con loro l’intero promontorio, stanno aspettando che Cevital-Aferpi presenti il piano industriale e confermi gli impegni già assunti. Intanto, però, gli incontri del 16 a Piombino e del 18 al ministero sono destinati a slittare di qualche giorno.

«La ripresa industriale è decisiva. E il sindacato deve lavorare perché Aferpi mantenga gli impegni, peraltro già presi in sedi istituzionali. Vanno create le condizioni per la ripresa, penso ad esempio al costo dell’energia o alla viabilità».

Ma il sindacato ha delle preoccupazioni?

«In questo momento vediamo soprattutto la prospettiva. È chiaro che ci aspettiamo che al prossimo incontro si stringano alcuni aspetti. Ci è stato promesso che ci sarà comunicata la ditta incaricata delle bonifiche e, di conseguenza, quanti lavoratori saranno assorbiti per queste operazioni. Poi ci dovrebbero dire quale tecnologia hanno scelto per il forno elettrico e se hanno risolto i problemi di approvvigionamento per aumentare la produzione. Non sono dettagli».

(g.f.)

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