Sicurezza
Edilizia concordata alle ex miniere
La proposta del circolo Pd: «Le aree sono a rischio ambientale»
RIO MARINA. Un atto di edilizia concordata per l’area ex mineraria di Rio. In parole povere un patto territoriale basato su una collaborazione istituzionale (anche in deroga ai vincoli del Pnat) al fine di scorgere nuove destinazioni d’uso degli immobili e successive vendite. E’ quanto propone il Pd di Rio Marina e Cavo, puntualizzando che, qualora si andasse in direzione di vendite, gli introiti ricavati dovrebbero essere spesi specificatamente per finanziare opere di bonifica e di risanamento ambientale. Tutto ciò nasce dalla constatazione che le ex comparto minerario di Rio Marina naviga in forti criticità ambientali, storiche e architettoniche. «Tutti gli interventi che sarebbero previsti – scrive il Pd – richiedono una forte spesa, mentre i soldi non ci sono». Come trovarli? Ecco la proposta di un «atto di edilizia concordata». Le ex aree di coltivazione a ferro presenti all’Isola d’Elba insistono su 708 ettari e di queste oltre il 66% (470 ettari) insiste nel comune di Rio Marina. Le vecchie miniere che circondano l’abitato del capoluogo e corrono lungo la costa fino a raggiungere la frazione di Cavo, sono di proprietà del Demanio, e perlopiù, ricadono fra le aree protette del Parco. Le acque meteoriche nonostante i lavori del 2000 continuano a invade l’abitato. Rio Albano non si riconosce più, visto lo stato di abbandono in cui è stata lasciata la miniera. E poi i fabbricati di Cala Seregola, senza parlare della Torre del Giove. «E’ giunto il momento – conclude il Pd – di inventarsi qualcosa per il recupero ambientale».
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