Il Tirreno

Le spiagge crescono dopo la tempesta

Le spiagge crescono dopo la tempesta

I detriti portati dalla pioggia cambiano la linea di costa tra Fosso alle canne e Buca delle fate. Ma preoccupano le frane

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PIOMBINO. La natura ha rimodellato il promontorio con l’ultimo nubifragio di mercoledì. In molti punti è proprio cambiato il profilo della costa. Ci sono spiagge che hanno una diversa fisionomia. Al termine delle mareggiate invernali potremo avere un quadro più definito. Ma preoccupano le frane, la cui dimensione è ancora tutta da stabilire.

A Fosso alle canne, dove è andata distrutta la struttura di Enrico Salvadori, il Robinson Crusoe di casa nostra, la spiaggia è cresciuta in profondità. Nel reportage fotografico di Diego Luci si vedono gli effetti: almeno dodici-quindici metri di detriti depositati in riva al mare.

Stessa cosa avvenuta su tutte le calette sotto il promontorio. A Buca delle fate, per esempio, come scrive anche Riccardo Banchi su Facebook, «la quantità mai vista di detriti ha modificato localmente la linea di costa. Qui ha creato una spiaggia là dove c’era mare, in alcuni punti anche relativamente profondo. A cala San Quirico la quantità di detriti è enorme: scogli raggiungibili a nuoto sono ora sulla linea di costa». «Il profilo della spiaggia è avanzato più che a Fosso alle canne - aggiunge Banchi - nel punto massimo siamo nell’ordine di 30 metri. Alcuni alberelli sradicati rompono il profilo della nuova spiaggia. Il fosso è diventato un profondo canyon, dove adesso l’acqua scorre di nuovo limpida».

Anche Cala San Quirico si è dunque ritrovata un vasto pezzo di spiaggia in più, come mostrano alcune bellissime foto di Matteo Bechelli sempre su Facebook.

E poi c’è Baratti. Qui la spiaggia è rimasta sostanzialmente la stessa, se si eccettua la zona del Casone dove durante la piena il fosso Valgranita ha scavato una nuova foce. A Baratti è cambiato altro. La ripa del Ficaccio, con i sottostanti scavi, è devastata. Tra pineta e pratone sono caduti una mezza dozzina di pini. Il muro e la scalinata sotto la Perla sono spariti. Fango e pietre hanno invaso l’area del porticciolo. In attesa che venga riparata la strada crollata all’altezza del ponte, le ruspe hanno creato un percorso alternativo, e provvisorio, qualche metro più a monte.

Ma quel che preoccupa ora sono le frane, da Populonia in giù. Se ne contano una decina, di cui un paio piuttosto profonde. Il sentiero dei Cavalleggeri in alcuni punti è scomparso.

E a proposito dei danni verificatisi all’interno dell’area archeologica segnaliamo un post di Gianpiero Vaccaro, appassionato di storia: «Dal terreno emergono tracce piccole e grandi del nostro passato. Facendo seguito agli appelli che si susseguono da parte di enti e istituzioni, ricordiamo a tutti che, in caso di ritrovamenti di qualunque genere, è necessario avvertire immediatamente le autorità competenti e non rimuovere assolutamente nulla di propria iniziativa. Questo sia per agevolare il lavoro degli archeologi, che potrebbe essere compromesso da maldestre manomissioni, sia per evitare spiacevoli equivoci. Ricordiamo sempre che appropriarsi in qualunque modo di reperti, oltre a essere un atto spregevole contro la nostra memoria comune, è un grave reato perseguibile per legge. Se assistete ad episodi di sciacallaggio o siete nel dubbio avvertite immediatamente i carabinieri (112), la guardia di finanza (117) o la sede della Soprintendenza (0565 29545), per il bene di Baratti».(a.d.g.)

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