Il Tirreno

Un tetto per cinque minori stranieri e senza famiglia

di Valeria Parrini
Un tetto per cinque minori stranieri e senza famiglia

Asl, Comune e volontariato hanno attivato “Appartamento per l’autonomia” E’ un progetto per i ragazzi sbarcati nel nostro Paese e privi di accompagnatori

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PIOMBINO. Hanno poco più di 16 anni. Quattro arrivano dal Gambia, l’altro dal Mali.

Hanno in comune l’esperienza di un viaggio terribile. E l’esperienza del soggiorno nei centri di detenzione libici. E’ quella che ricordano con maggiore sofferenza. Tanto da piangerci ancora.

Sono i cinque minorenni stranieri arrivati in Italia senza familiari. Sono a Piombino con il progetto di housing sociale «Appartamento per l'autonomia» realizzato dalla Società della Salute in collaborazione con il Comune di Piombino.

Il progetto prevede l'accompagnamento dei ragazzi fino alla maggiore età - ma è possibile prolungare fino ai 21 anni - e la promozione di attività che ne favoriscano l'inserimento sociale e culturale.

La Coop Cuore Liburna si occupa di gestire le attività all'interno dell'appartamento dato in affitto da un privato con risorse messe a disposizione da Fondazione Livorno.

I volontari di Samarcanda, inclusi cuoca, psicologa e il mediatore culturale, si alternano al loro fianco. Ventiquattro ore su ventiquattro.

Al progetto collabora anche il Comune. E’ compreso l’apprendimento dell’italiano, l’acquisizione della licenza media attraverso le lezioni impartite dal Centro di formazione territoriale permanente, e quella che Maria Rocchi, responsabile del settore Assistenza sociale Val di Cornia, definisce una terapia occupazionale, attivata con risorse Asl.

C’è chi presto affiancherà un gommista o un meccanico. E chi sogna di varcare presto un laboratorio di sartoria. Perchè è quello che già faceva al suo Paese. Con ago e forbici si sentirebbe un po’ a casa.

Nel frattempo, i ragazzi si danno da fare in cucina, collaborando con la cuoca e suggerendole qualche piatto più vicino alla loro tradizione. Riso e pollo sono gli ingredienti principali.

I racconti sono ancora frammentari. Dovrà essere la commissone preposta a valutare i motivi per i quali hanno abbandonato famiglia e terra. E, da soli, hanno affrontato il viaggio.

Nel frattempo, il gruppo di operatori e volontari sta mettendo in atto forme di supporto educativo che hanno lo scopo di acquisire autonomia e sviluppare una rete di relazione.

«I minori stranieri non accompagnati - spiega Donatella Pagliacci, direttore della Società della Salute della Val di Cornia - rappresentano oltre il 10 per cento dei migranti in arrivo via mare nel nostro Paese. Fuggono generalmente da conflitti, emergenze umanitarie o situazioni di grave pericolo. Il nostro territorio da sempre, come dimostra l'impegno profuso negli anni per i bambini di Chernobyl o del Saharawi, è stato sensibile alle esigenze espresse dai minori in difficoltà. Per questo abbiamo deciso di aderire al progetto lanciato dalla Regione Toscana con un decreto del 2015 e mettere a disposizione un appartamento e procedere su questa strada».

«Il progetto realizzato con la dottoressa Maria Rocchi, - conclude Pagliacci - è ambizioso, ed oltre ad assolvere a un obbligo di legge e a ribadire il diritto di ogni essere umano alla vita, vuole offrire l'opportunità a questi ragazzi di costruirsi quel futuro che ciascun essere umano merita di avere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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