Il Tirreno

Il Comune va contro la Corte dei Conti

di Luca Centini
Il Comune va contro la Corte dei Conti

Non ci sarà alcun correttivo, nonostante i rilievi sul consuntivo 2013. In sala consiliare nervi tesi tra Ferrari e il segretario

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PORTOFERRAIO. Se non è un tutti contro tutti, poco ci manca. Di certo non sono mancate le polemiche, tanto per cambiare, nel consiglio comunale che si è tenuto ieri nella sala consiliare di Portoferraio. Una seduta nel corso della quale la maggioranza (solo lei, visto che i consiglieri di opposizione sono usciti al momento del voto) ha approvato una delibera particolarmente delicata, con la quale l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Ferrari intende resistere alla sezione regionale della Corte dei Conti, rifiutandosi di compiere gli adeguamenti richiesti dalla magistratura contabile che aveva mosso dei rilievi tecnici precisi riguardo al rendiconto del 2013. Ma l’approvazione delle delibera in sé, frutto del lavoro di natura tecnico-finanziaria partorito in questi giorni dal ragioniere capo Luca Donati, è solo uno degli aspetti degni di nota in un consiglio comunale ad alta tensione.

La seduta pubblica, come mai prima di ieri, ha messo in luce i rapporti ormai logori tra il sindaco Mario Ferrari e il segretario comunale Michele Pinzuti che, tirato in ballo dalla minoranza, non ha esitato a mettere in evidenza le irregolarità procedurali relative all’approvazione della delibera. In un clima da tutti contro tutti, insomma, la maggioranza ha comunque votato compatta la delibera, decidendo di affidarsi all’esperienza di natura tecnico contabile del ragioniere capo Donati.

Altro che adeguamento. Il consiglio comunale urgente è stato presieduto dal consigliere Riccardo Nurra, viste le assenze della presidente Luisa Brandi e del vice Luciano Rossi. L’unico argomento al centro della discussione l’ «adeguamento» relativo alla pronuncia specifica della Corte dei Conti del 30 luglio 2015, con la quale la magistratura contabile ha rilevato delle irregolarità gravi sul rendiconto del 2013. In realtà, lo si è capito dopo poco, la delibera era tutto tranne che un adeguamento, tanto che il termine è stato “cassato” a voto unanime dal titolo della delibera.

Il responsabile dell’area finanziaria Luca Donati ha spiegato come, nel merito della pronuncia della Corte dei Conti, il Comune aveva formulato delle controdeduzioni, ignorate dalla Corte dei Conti che aveva emesso dunque una nuova pronuncia il 17 agosto scorso, lasciando alla giunta 60 giorni di tempo per apportare dei correttivi.

Due i tipi di rilievi mossi relativamente al rendiconto 2013, approvato quando il sindaco era Peria: il primo di natura prettamente contabile, relativo alla composizione dell’avanzo di amministrazione. Il secondo di natura tecnica, per il quale è in corso un dibattito a livello nazionale, relativo all’interpretazione delle somme da considerare vincolate. «In questi giorni è stato messo in discussione il mio lavoro – ha dichiarato il ragioniere capo Donati – mi è stato detto che difendo me stesso. Faccio presente che la firma sul rendiconto del 2013 non è mia, ma dell’ex segretaria Maria Bisogno. Io sto solo difendendo questa amministrazione in quanto ritengo che il Comune abbia ragione e che i rilievi della Corte dei Conti non siano corretti. Ho controllato più volte le cifre dell’avanzo di amministrazione e sono corrette fino all’ultimo centesimo, mentre sulle somme vincolate è in corso un dibattito a livello nazionale. Con questa delibera il Comune assume una posizione, alla stregua di quanto hanno fatto altre amministrazioni. Poi il consiglio è sovrano e se intende prendere un’altra strada lo faccia pure».

Sindaco vs segretario. In realtà il clima si era già fatto teso in avvio di seduta, al momento delle comunicazioni del sindaco Ferrari. «Prendiamo atto del tentativo di influenzare il voto dei consiglieri da parte del segretario comunale, lo si evince dalle comunicazioni inviate in queste ore», ha esordito Ferrari facendo riferimento alle e-mail inviate da Pinzuti ai consiglieri, con le quali definiva “fantasiosa” la proposta di delibera. «Ognuno ha la propria coscienza e tranquillità d’animo per votare liberamente, indipendentemente dalle indicazioni fornite da chi dovrebbe essere un punto di riferimento normativo per tutti. Quanto al voto non voglio credere che l’attuale minoranza intenda alzarsi e non votare un atto che, di fatto, è un correttivo alla delibera emessa quando erano loro alla guida dell’ente».

Il segretario ha preso la parola solo in coda al consiglio comunale, tirato in ballo dalla minoranza circa la regolarità delle procedure. E non le ha mandate a dire. «Sono in un certo disagio a vedere il consiglio comunale che non si adegua di fronte a pareri di assoluto rilievo rilasciati da un ente autorevole come la Corte dei Conti – ha esordito – quanto alle procedure gli atti sono stati depositati in segreteria fuori dai termini previsti, basti sapere che ho ricevuto solo stamani alle 10,58 l’ordine del giorno del consiglio. È un andazzo non consono a un organo così importante qual è il consiglio comunale». Il sindaco ha replicato ironicamente invitando il segretario a «scendere dal piano nobile» (il segretario ha trasferito recentemente il suo ufficio al piano superiore ndr) in modo da rendersi più «facilmente raggiungibile» e partecipe all’attività dell’amministrazione. Un clima da guerra fredda, insomma.

Minoranza furiosa. In questo contesto non fa quasi più notizia la rabbia della minoranza consiliare che, presente con Paolo Andreoli e Alessandro Mazzei (Pd) e Alessia Del Torto (Cambiare in Comune) ha contestato punto per punto la minoranza: dai dubbi sul carattere di urgenza della seduta, alla totale assenza di coinvolgimento del consiglio nelle decisioni assunte, fino ai soliti ritardi nella consegna degli atti prima del consiglio comunale. Sia Del Torto che Andreoli e Mazzei hanno denunciato il clima all’interno della maggioranza che rende complicato esercitare il ruolo di opposizione. «La faccenda della Corte dei Conti – ha detto Mazzei – rende ancora una volta l’idea di come in questo Comune manchi chi regge il timone».

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