La protesta
Chiusura con brindisi allo scavo
A San Giovanni la festa di fine campagna degli archeologi di Aithale
PORTOFERRAIO. La quarta campagna di scavi archeologici nel podere della famiglia Gasparri a San Giovanni si è conclusa, riportando alla luce i resti di quella che fu una proto villa romana del 100 a.C.
Calano i tendoni impermeabili sugli scavi in coincidenza con la festa romana del vino, quella dedicata anticamente a Iupiter: la fine è stata quindi salutata con un brindisi (e non poteva essere altrimenti) con i sostenitori dell'iniziativa sul sito archeologico fra i più studiati all'Elba. Quale è il risultato raggiunto? Un'ulteriore tessera nella ricostituzione storica della funzione della piana di San Giovanni, in epoca romana. E' stato aggiustato il tiro rispetto alle conclusioni tratte nella campagna 2014, quando gli studenti dell'università degli studi di Siena, sotto la guida del docente Franco Cambi e di Laura Pagliantini, coordinatrice dell'intera serie di scavi di San Giovanni, considerarono i reperti riportati in superficie attribuibili a una fattoria rurale. «Oggi – puntualizza Laura Pagliantini – abbiamo fondati motivi per dire che ci troviamo dinnanzi a una abitazione rurale con tanto di cantina, porticato, depositi al piano superiore cui si accedeva da una scala di legno le abitazioni private». Una villa che precede l'altra costruita successivamente sul promontorio e più famosa della prima ma che sarà di quest'ultima la sua “pars rustica”. Una perfetta simbiosi tra l'edificio della piana e quello del colle, fino a quando, nel I sec. d.C., un incendio segnerà il declino della fruizione del sito. E un nome su tutti, quello dei Valerii, la “gens” patrizia di origine sabina facente parte delle cento gentes originarie ricordate dallo storico Tito Livio. «La proto villa romana di San Giovanni – dice Franco Cambi – rappresenta lo spartiacque fra due epoche della storia antica elbana. Qualche anno prima dell'insediamento urbanistico l'Isola era caratterizzata da un’intensa lavorazione dei minerali di ferro. All'improvviso il paesaggio cambiò di colpo. I forni per la riduzione del ferro spariscono. Al loro posto vigneti e cantine in cui si produceva vino. Questa fattoria ci racconta che qui si produceva il vino e si soggiornava». Quest'anno il patrimonio di reperti si arricchisce con rinvenimenti di anfore, resti di un portico colonnato e poi intonaci e monete (un'asse dell'89 a.C e un'altra del 169-155 a.C); come pure in mare tratti di muri sommersi che potrebbero documentare l’esistenza di un molo per l’approdo di navi. Si definisce ancor meglio il quadro della piana di San Giovanne in epoca romana. Ma non è l'unico spunto che ci lascia questa campagna di scavi. C'è la risposta del mondo scolastico a questa iniziativa e del mondo accademico che hanno formato una rete. Circa un migliaio e 400 studenti fra elementari, medie e superiori, hanno visitato lo scavo, dimostrazione di un cresciuto interesse attorno all'archeologia. C'è la risposta della collettività elbana che ha contribuito e sostenuto l'iniziativa. Dal Comune di Portoferraio a Italia Nostra, alla fondazione Isola d'Elba, senza dimenticare i privati come la famiglia Gasparri e la tenuta agricola Arrighi.
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