Il Tirreno

Baratto amministrativo bocciata in Consiglio la proposta dei 5 Stelle

di Annalisa Mastellone

I pentastellati chiedevano che disoccupati e cassintegrati potessero pagare i tributi con interventi di manutenzione

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CAMPIGLIA. Bocciata la mozione sul “baratto amministrativo” presentata in consiglio comunale dal Movimento 5 Stelle. Previsto dall’articolo 24 del decreto “Sblocca Italia”, il baratto offre ai Comuni la possibilità di aiutare i contribuenti che, in difficoltà economica, sono morosi non colpevoli.

La proposta dei pentastellati chiedeva all’amministrazione di adottare un regolamento ad hoc, con cui i cittadini disoccupati cassintegrati e con un reddito Isee specifico avrebbero potuto far fronte a eventuali mancati pagamenti dei tributi, attraverso sgravi fiscali in cambio della realizzazione di progetti legati alla piccola manutenzione del territorio e al decoro urbano. In pratica, barattare il debito con la propria manodopera.

La mozione ha ricevuto il voto contrario del gruppo di maggioranza, Campiglia democratica, e l’astensione della lista Comune dei cittadini (per dubbi sull’applicabilità di un istituto ancora nuovo). Federico Pazzaglia, capogruppo del centrodestra, era assente al momento della votazione.

«Rimaniamo esterrefatti e costernati di come si sia evoluta la discussione – sottolineano i 5 Stelle - in quanto non sembra che siano state fatte considerazioni valide e anche indicative a riguardo. Significa oltre tutto che le necessità dei cittadini non vengono neanche valutate soprattutto nell’ambito amministrativo che nella sostanza riflette, e avrebbe oltretutto arginato un fenomeno ormai in uso, e cioè quello di reperire risorse anche da quegli utenti non in grado di pagare i tributi al Comune. La bocciatura della mozione è il segno della più totale incapacità di sperimentare per andare incontro ai bisogni dei cittadini, non aprirsi, in un momento di estrema difficoltà economica per un numero sempre crescente di famiglie, a strumenti innovativi che diano respiro a chi ne ha più bisogno non solo significa essere miopi amministratori ma dimostra l’assenza di volontà di fare qualcosa di concreto».

Ma per l’assessore al bilancio, Viola Ferroni, «sebbene sia stato proposto con le migliori intenzioni», in sostanza il baratto amministrativo non è al momento preferibile ad altri strumenti di sostegno economico-sociale, ed è un tema su cui ritiene ci siano ancora troppe incognite e dubbi da chiarire. «Il baratto amministrativo rischia di diventare uno strumento di elusione fiscale, poiché è difficile misurare in modo così capillare la capacità contributiva del potenziale fruitore – ha sottolineato - Inoltre c’è un problema di sostenibilità, perché i mancati introiti derivanti dall’utilizzo del baratto amministrativo richiedono comunque spazi di bilancio, visto che le azioni previste dal baratto amministrativo non sono paragonabili ai servizi alla cittadinanza che il Comune deve garantire e coprire in termini di spesa».

«Nel nostro comune – ha proseguito Ferroni – chi ha bisogno di aiuto viene individuato attraverso parametri chiari come l’Isee, ottenendo l’accesso sia agli aiuti economico-sociali che agli sgravi o alle esenzioni fiscali. Oltre ai problemi amministrativi, organizzativi e economici, il nodo politico è chiarire se vogliamo gestire il Comune come una cooperativa sociale che instaura un rapporto di scambi di servizi con i cittadini o intendiamo l’amministrazione pubblica come un qualcosa di più, che si pone l’obiettivo del superamento dell’ “assistenzialismo sociale”, provando a garantire a tutti i cittadini condizioni economiche dignitose raggiunte con propri mezzi che consentano a tutti di stare in una comunità con pari diritti e doveri».

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