Il Tirreno

La fattoria romana riaffiora a San Giovanni

di Luigi Cignoni
La fattoria romana riaffiora a San Giovanni

Va avanti senza sosta la campagna archeologica nella tenuta Gasparri Scoperte anfore, resti di colonne e i muri sommersi di un antico molo

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PORTOFERRAIO. Quarto anno consecutivo della campagna di scavi archeologici nella tenuta della famiglia Gasparri, a San Giovanni.

L’iniziativa è promossa dal gruppo Aithale, in collaborazione con l'Università degli Studi di Siena. Direttore dello scavo Franco Cambi, docente presso il Dipartimento di archeologia senese, affiancato da Laura Pagliantini, coordinatrice del gruppo che ha presentato una tesi di dottorato proprio sull’archeologia dell’Isola d’Elba. Naturalmente ci sono anche gli studenti universitari (14 ragazzi), a cui si affiancano, in diverse giornate, alcuni volontari dell'Elba, come Cinzia Battaglia responsabile della Casa del parco di Rio Elba, Fabrizio Bozzoli e altri. Quattro anni che sono stati possibili raggiungerli grazie alla partecipazione di sponsor locali.

«Intraprendere una campagna di scavo – dice Pagliantini - non è cosa semplice. Siamo sempre alle prese con la mancanza di fondi da parte delle stesse università e istituzioni. Nonostante la buona volontà degli studenti e del gruppo Aithale, lo scavo non può sopravvivere, senza un adeguato sostegno economico».

Ecco allora la collaborazione del Comune di Portoferraio, della Fondazione Isola d'Elba, di Italia Nostra arcipelago toscano, della stessa famiglia Gasparri che mette a disposizione gratuitamente il sito e infine dell’azienda agricola Arrighi. E duplici gli obiettivi perseguiti: capire le funzioni e il ruolo dell'insediamento architettonico antico sulla piana di San Giovanni e fornire allo stesso tempo alle scolaresche elbane un laboratorio a cielo aperto. E fino a oggi sono stati oltre cinquecento gli studenti elbani che hanno visitato il sito, provenienti dalle scuole dell'Elba e da Portoferraio. Ultima in ordine di tempo la quinta classe del Classico Foresi. Cosa è emerso finora? Le campagne iniziate nel 2012 hanno riportato alla luce una fattoria romana o piccola villa che nasce in riva al mare attorno al 100 a.C. «Fino a quel momento – dice Franco Cambi – l'Isola era caratterizzata da un’intensa lavorazione dei minerali di ferro. All'improvviso il paesaggio cambia di colpo. I forni per la riduzione del ferro spariscono. Al loro posto vigneti e cantine in cui si produceva vino. Questa fattoria rappresenta la pars rustica della soprastante villa delle Grotte. Nelle precedenti campagne si è appurato che l’abbandono del sito è segnato da un incendio avvenuto nel I secolo d.C. Proprietario della villa delle Grotte e della fattoria di San Giovanni fu, probabilmente, Marco Valerio Messalla, condottiero, princeps senatus e, infine, fondatore di uno dei più importanti circoli culturali della Roma augustea. La villa passò al figlio adottivo Aurelio Cotta Massimo Messalino, che vi ospitò il poeta Ovidio prima della partenza di quest’ultimo per l’esilio nel Mar Nero». Quest'anno sono apparse anfore, resti di un portico colonnato, intonaci e monete (un'asse dell'89 a.C e un'altra del 169-155 a.C); inoltre nello specchio acqueo prospiciente la villa sono stati localizzati muri sommersi che potrebbero sostenere l’esistenza di un molo per l’approdo di navi. «La visita al sito di San Giovanni – ha concluso Andrea Gelsi, studente del Foresi – ci ha permesso di toccare con mano argomenti che avevamo solo appreso attraverso i libri di testo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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