Il Tirreno

«Basta personalismi, il Pd pensi ai problemi»

«Basta personalismi, il Pd pensi ai problemi»

L’ex consigliere Matteo Tortolini, chiamato spesso in causa in questi giorni, esce allo scoperto e si toglie qualche sassolino

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PIOMBINO. Basta personalismi, il Pd si occupi dei problemi. Lo dice con chiarezza l’ex consigliere regionale Matteo Tortolini. È in direzione regionale per scelta del segretario Parrini ma, a livello locale, per ora è fuori dai giochi. In questi ultimi giorni, però, sia per la nascita di Costa Toscana Cambiaverso, sia per la vicenda cave, viene tirato spesso in ballo. E adesso fa sentire anche la propria voce.

C’è chi ipotizza che nel Pd si sovrappongano idee sullo sviluppo del territorio con vicende interne. È così?

«Mi auguro che non sia così perché sarebbe grave se qualcuno giocasse con la vita di lavoratori e imprese per vicende personali. L'impressione è che manchi la politica. È stato difeso l'altoforno fino in fondo, poi le navi militari e il carbone, per poi narrare fantomatici modelli di sviluppo, peraltro avulsi dal contesto regionale. Si è detto che si sarebbero fatte le barricate per difendere l'Autorità portuale per poi sostenere, giustamente, l'unità con Livorno. Si parla di costa toscana ma non c'è coordinamento territoriale. Si vogliono il turismo e le energie rinnovabili, ma non è chiaro quali siano le scelte conseguenti. Si sostiene Renzi, ma non si affronta il nodo della burocrazia, del pubblico nelle aziende e della pressione fiscale. Un partito di governo deve dare sostegno ai propri amministratori con una politica chiara che, per essere credibile, deve fare quello che dice, stare sul merito dei problemi e avere una coerenza percepibile all'esterno. Non basta appropriarsi di indubbi risultati elettorali fondati, significativamente, sulla forza di candidati».

Lei si è occupato molto in questi anni dei problemi delle imprese e del lavoro sul territorio.

«Certo e lo rivendico, figuriamoci se mi faccio intimorire da ricostruzioni fasulle costruite per interessi personali. Stiamo alla politica: per una certa cultura della sinistra c'è differenza anche etica tra difendere il lavoro e le grandi aziende, o occuparsi delle piccole e medie attività. Ho seguito turismo, balneari, imprese della sanità, edilizia, aziende agricole piccole e industriali, commercio. I lavoratori sono tutti uguali e senza imprese serie che investono un territorio non va avanti».

È il tema di questi giorni: cosa pensa del futuro delle attività estrattive ?

«Il rischio di chi fa politica è di parlare senza conoscere atti amministravi, il mercato, né aver mai guardato in faccia i lavoratori coinvolti. Siamo di fronte ad un tentativo concreto di rilanciare Tap che va sostenuto. Quindi si misurino i fabbisogni, depurati del massimo possibile di materiale da riuso e si facciano delle scelte. Se invece si ritiene che si debba chiudere in ogni caso aziende che hanno lavoro e danno lavoro ad un pezzo dell'industria toscana, lo si faccia. Si vada dai lavoratori e si indichino soluzioni concrete per chi perde il lavoro. Quando si governa ci si assumono responsabilità, non bastano le chiacchiere. E mi lasci dire una cosa».

Dica.

«Sulle cave, ci sono leggi regionali e piani provinciali dell'altro ieri, atti di indirizzo dei consigli comunali di ieri, programmi elettorali comunali e regionali di stamani, a cui hanno contribuito all'unisono centinaia di persone e si continua a parlare di me che non sono nemmeno in direzione di Federazione e che mi sono messo da una parte sostenendo candidati del territorio? C'è un accanimento incomprensibile. L'impressione è che in assenza della politica, non rimanga che parlare a sproposito delle persone».

Come vede il rapporto tra gli interessi e la politica?

«È un tema serio. Un partito di governo ha dentro di sé lavoratori, pensionati e anche, meno male, imprenditori. Nelle istituzioni, nelle segreterie e nelle direzioni è normale che ci siano persone che hanno interessi diretti o indiretti sul territorio e sarebbe curioso aprire una campagna per vedere dove lavorano, con chi e in quali contesti. Con questo approccio si sa dove si comincia ma non dove si finisce. Il punto è l'autonomia della politica e la sua autorevolezza. Il Pd non perda tempo in discussioni inutili che non interessano a nessuno. Elabori proposte innovative e soprattutto faccia quello dice» (g.f.).

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