Il Tirreno

«Anticipiamo la riforma»

di Mauro Zucchelli

Gallanti: facciamo squadra nel nome di un progetto comune sulla costa

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Il puzzle l’abbiamo composto un pezzo dopo l’altro: né noi né Piombino volevamo che fosse solo un pezzo di carta, uno di quei protocolli pieni di belle intenzioni. Volevamo che fosse concreto e nel concreto l’abbiamo costruito». Giuliano Gallanti, classe 1939, avvocato genovese con laurea alla Cattolica ma lunga militanza a sinistra, insiste su quest’aspetto: più “portuale” e meno politico, forse. Anche se è chiaro che al ministro Graziano Delrio non è parso vero di tenere a battesimo nel proprio ufficio – alla presenza del governatore Enrico Rossi – la firma in calce all’intesa fra Livorno e Piombino: come conferma Gallanti, è «nel solco del nuovo piano della portualità» con cui il governo punta a ridurre il numero delle Autorità Portuali per selezionare gli scali sui quali concentrare le forze, a cominciare dagli investimenti.

«Sia chiaro, – ribadisce il numero due dell’istituzione portuale, Massimo Provinciali – questa non è affatto una operazione di facciata».

Ok, ma dove sta la concretezza sbandierata? «Nel fatto che le due Autorità Portuali lavoreranno insieme sui dossier strategici», dice Gallanti. L’esempio numero uno è l’infrastrutturazione ferroviaria: a Livorno in Darsena Toscana le ditte appaltatrici sono al lavoro per posare la linea della direttissima ferroviaria (finora sono stati collocati i pilastri in acciaio), Piombino ha di che guadagnare dalla riattivazione del collegamento via Collesalvetti-Vada con una linea merci che non abbia le strozzature dei tunnel del Romito.

E più nell’immediato? Il presidente dell’Authority livornese guarda soprattutto a due cose. L’una riguarda gli appalti: «Il nostro ufficio che gestisce le gare – sottolinea – è in questa fase ultra-oberato di lavoro: da Piombino arriverà un sostegno per far marciare l’operatività». L’altro è relativo ai piani regolatori dei due porti: «Non saremo ancora una entità unica ma – sostiene Gallanti – è utile che gli strumenti urbanistici siano pensati in tandem, in forma coordinata così che possano “parlare” la stessa lingua. Insomma, è venuta l’ora di un progetto comune della costa».

Gallanti va più avanti e disegna esplicitamente quello che chiama «sistema portuale». Sembra la scoperta dell’acqua calda? Al contrario, per una volta si prova a uscire dalle logiche di campanile e a «cercare una integrazione fra i due scali» così da giostrare – sottolinea – la collocazione di terminal, traffici e servizi.

«Questo non è dichiarazionificio da comunicato stampa», mette le mani in avanti il numero uno di Palazzo Rosciano, quartier generale dell’Authority: «Lo dico da tempo, ben venga la competitività fra i porti ma a patto che non sia esasperata: altrimenti a trarne utile saranno soltanto gli armatori mettendo in concorrenza i porti vicini». Gli sconti tariffari sono profitti in più per i conti dei giganti delle flotte e ricavi dragati via dal territorio più che i fanghi dai fondali...

«Di fronte allo strapotere delle ultra-navi, le enormi portacontainer di ultima generazione – avverte Gallanti – non esiste alternativa: se ciascun porto si presenta da solo e in contrapposizione con gli altri vicini rischia sì di vincere qualche sfida concorrenziale ma alla fine potrebbe trovarsi con un pugno di mosche in mano. Ecco perché la costruzione di sistemi portuali è il modo per reggere questo livello di competizione».

Ma, proprio parlando di navi kolossal, arriva da Firenze un siluro contro l’idea dell’Authority di prevedere per la nuova maxi-Darsena fondali a meno 16 (eventualmente aumentabili ma solo in seguito). All’indomani dell’altolà arrivato dal fronte degli operatori locali, il governatore Enrico Rossi torna a insistere su fondali a meno 20 metri. Con una brusca strigliata al porto di Livorno: ha sempre avuto la «tendenza a vivacchiare sugli equilibri interni che ne ha compresso le potenzialità» (e qui rimprovera «la politica anche del mio partito» di esserne stata «purtroppo negli anni passati complice»). Rossi va giù duro: «Intendo rompere questi equilibri e come Regione finanzierò la realizzazione della piattaforma solo a condizione che corrisponda a criteri di modernità ed efficienza e competitività internazionale».

Rossi insiste anche sul binomio Livorno-Piombino. Da un lato: «Basta andare a Piombino e lì chiedere all'Authority» per capire cosa significa il valore dell'escavo di 20 metri: si capirebbe allora che «quella profondità è stata fondamentale nell'attrarre l'interesse di tanti imprenditori e multinazionali». Dall’altro: «Come presidente della Toscana sono impegnato perché Piombino e Livorno si fondono in un'unica Autorità ma non voglio che Livorno sia da meno di Piombino». E poi strizza l’occhio anche all’avversario di cento battaglie: «Mi fa piacere che sulla stessa posizione sia il sindaco di Livorno che si dichiara favorevole all’escavo di 20 metri. Purché si risolva il problema dello smaltimento dei fanghi di risulta: mi sembra francamente un problema di facile soluzione e ne parleremo insieme».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa