Attenzione
Per Stefano Scandurra il donatore è la sorella
Il trentottenne malato di leucemia inizierà a Bologna un secondo ciclo di terapie Poi il mese prossimo il trasferimento al San Raffaele di Milano per il trapianto
PIOMBINO. Da stamani Stefano Scandurra affronterà il secondo ciclo di una terapia sperimentale con cui «pulire» il midollo in attesa del trapianto. Che resta l’unica strada da percorrere per uscire dalla leucemia linfoblastica acuta contro la quale combatte da qualche tempo.
Finora, non ha dato i frutti sperati la ricerca di un donatore, alimentata dalla bella ondata di partecipazione dei piombinesi. In tanti avevano risposto all’appello della famiglia, sottoponendosi al prelievo di sangue finalizzato alla ricerca della compatibilità.
Sarà la sorella Daniela a mettere a disposizione il suo midollo. «Finita questa terapia di 25 giorni, lasceremo il Sant’Orsola di Bologna e ci trasferiremo al San Raffaele di Milano. Lì abbiamo trovato medici disposti ad intervenire nonostante la compatibilità tra il mio midollo e quello di Stefano si fermi al 50%», spiega Daniela.
Parlarne le fa piacere. Perché sa che fa piacere a Stefano vedere che la città si interessi di lui e che in più occasioni, in tanti modi, gli abbia espresso solidarietà. Musica, sport, associazioni del volontariato, appelli, il gruppo Fb nato proprio per sostenerlo e che in poco tempo ha superato i 13.600 membri.
In questi mesi di faccia a faccia con la malattia, Daniela ha imparato a confrontarsi con i termini medici. Con i percorsi da affrontare. Con le necessità.
A Milano è già stato fissato un appartamentino in affitto vicino all’ospedale. Sarà necessario sia ai familiari che si avvicenderanno accanto a Stefano, e che non lo hanno mai lasciato solo un minuto, sia a Stefano stesso. Superata la prima fase post-trapianto, quella più delicata, potrà seguire le cure in day hospital.
Si va avanti giorno dopo giorno, passo dopo passo. «Stefano è forte e coraggioso. E dà forza e coraggio anche a noi», racconta Daniela.
La speranza, adesso, è quella che il trentottenne piombinese riesca a superare senza grosse difficoltà il secondo ciclo di questa terapia sperimentale americana. Il primo non è stato facile. Lui stesso, giorni fa, lo ha scritto nel gruppo «iostoconstefano», tracciando il quadro della situazione.
Ha raccontato dei problemi di convivenza con la terapia, degli antidolorifici forti che ha dovuto assumere. Di tanti momenti brutti. Trovando, in tutto questo, un lato positivo.
«La cosa carina - scrive Stefano - è che adesso qui a Bologna l'associazione Ail mette a disposizione delle camere attrezzate doppie. Lì il malato può continuare le terapie accompagnato da un familiare in una camera, in un ambiente molto carino e confortevole. Come essere in albergo, insomma, con la persona cara accanto e seguito comunque dall’ospedale dove ti rechi per il day hospital o per eventuali problemi».
«Io - aggiunge - dovrei stare qui per i prossimi giorni. Sarò in compagnia di mia sorella, mia mamma e Michela le quali si alterneranno per darmi tutti gli aiuti e l'amore possibile. Così continuo e riparto con il nuovo ciclo. Bacioni, Stefano».
Bacioni anche a te, Stefano. E noi, quando ci imbattiamo nei banchini di sensibilizzazione e ricerca fondi dell’Ail, magari ricordiamoci della camera di cui ci hai parlato.
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