Il Tirreno

la sentenza

Hotel Centrale, il Tar boccia il Comune

Cristiano Lozito
L’hotel Centrale, chiuso dal novembre del 2013 (foto Paolo Barlettani)
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L’hotel Centrale, chiuso dal novembre del 2013 (foto Paolo Barlettani)

No all’imposizione di conservare 50 posti letto: "Un’ingiustificata compressione della libertà di iniziativa economica privata"

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PIOMBINO. Il Tar dà ragione ai proprietari dell’hotel Centrale, chiuso nel novembre del 2013, nel ricorso contro l’imposizione del Comune di mantenere la destinazione turistico-ricettiva per almeno 50 posti letto.
Il regolamento urbanistico approvato nel 2012 dal consiglio comunale per i giudici amministrativi rappresenta «un’irragionevole e ingiustificata compressione del principio di libertà dell’iniziativa economica privata e del diritto di proprietà privata».

Bocciatura completa quindi per le previsioni del Comune, che non essendosi costituito in giudizio, non potrà ricorrere al Consiglio di Stato.

L’intenzione della proprietà era quella di frazionare interamente la struttura, trasformandola in appartamenti. Il regolamento urbanistico però prevede altro, e cioè la destinazione residenziale (o direzionale o di servizio all’attività ricettiva) solo nei volumi ricavati da un eventuale intervento di sopraelevazione – che tra l’altro sarebbe impedito insistendo su un’area di rispetto e quindi vincolata come quella del Rivellino – e la destinazione commerciale al piano terra, condizionata alla realizzazione di una galleria con ingresso da piazza Verdi.

Traducendo, il Comune quindi aveva imposto il mantenimento di almeno 50 posti letto prevedendo che «una porzione del complesso – spiegò all’epoca l’allora assessore all’urbanistica, Luciano Francardi – ai piani superiori possa essere destinata a residenziale, per un massimo di otto alloggi».

Nella sua sentenza il Tar ha ribaltato anche uno degli elementi che il Comune portava a sostegno della tesi della necessità del mantenimento di un alto numero di posti letto al Centrale, in pratica due terzi dei 73 originari, e cioè la crescita costante di presenze alberghiere.

La proprietà infatti ha dimostrato, citando i dati dell’osservatorio turistico della provincia che «invece dal 2011 si è invertita la tendenza degli arrivi e delle presenze turistiche». I dati riportati nella sentenza del Tar «attestano una costante e sensibile diminuzione delle presenze alberghiere nel comune di Piombino nel periodo dal 2011 al 2013: le presenze alberghiere, escluse le residenze turistico-albeghiere, sono passate dalle 60.415 del 2011 alle 37.387 del 2013, mentre le presenze alberghiere inclusive delle residenze turistico-alberghiere sono passate dale 269.970 del 2011 alle 199.768 del 2013».

E adesso cosa succederà? Per l’assessore all’urbanistica, Martina Pietrelli, «occorrerà fare un ragionamento con la proprietà, perché continuiamo a credere che sia giusto mantenere le previsioni di una struttura ricettiva, ma trovando meccanismi di flessibilità e premialità per il privato». Più in generale Pietrelli è convinta che nel settore sia necessario, e il riferimento è al camping Sant’Albinia, «azzerare il contenzioso con i privati, altrimenti gli interventi non partiranno mai».

Entro l’anno dunque è prevedibile che il Comune riesca a procedere con una «revisione urbanistica – dice l’assessore – che nel rapporto con l’imprenditore privato sia comunque in grado di conservare l’obiettivo di fondo, cioè di mantenere un certo numero di posti letto». Mediazione possibile, considerando che i proprietari già avevano proposto di conservarne 25 con 13 camere.
 

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