Il Tirreno

«Rimateria e discariche per il futuro»

di Guido Fiorini
«Rimateria e discariche per il futuro»

Parla il presidente Valerio Caramassi: dopo le assemblee, ecco il progetto per risanare il bilancio e far ripartire l’azienda

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PIOMBINO. Si chiama adesso “Rimateria”, ma nelle intenzioni di Valerio Caramassi, presidente di Asiu, deve chiamarsi anche risanamento, perché dai ricavi che arriveranno dall’impianto Tap, e da quelli del progetto di riqualificazione paesaggistica delle discariche di Ischia di Crociano, dovranno arrivare i soldi per risalire dal buco di trenta milioni di euro che c’è nel bilancio dell’azienda dei rifiuti. Intanto la ripartenza delle discariche consente di togliere dal bilancio nove milioni di euro messi nei conti per il “post mortem” delle stesse. Ne restano quindi 21, un bel macigno, ma per lo meno il meccanismo si è rimesso in moto, invertendo la tendenza che portava ad un aumento nel tempo delle poste in rosso.

In questi giorni ci sono state le assemblee di Asiu e Tap. E quest’ultima ha cambiato nome e statuto, dando il via, di fatto, alla privatizzazione. Al momento il capitale vede un 75,1% in mano ad Asiu e un 24,9% nel portafoglio della ex Lucchini.

«Il nuovo nome è Rimateria - spiega Caramassi - proprio perché partono le demolizioni e ci saranno molti materiali da smaltire, oltre a quelli già esistenti e iIl nostro impianto ha il “know how” per farlo. Andiamo verso il riciclo, aprendo ai privati. Il nuovo statuto ha tolto il vincolo del 51% in mano al pubblico, che comunque, lo dice un parere legale, può restare dentro, ma ha messo nuovi vincoli: la parte pubblica deve comunque dettare le strategie, avere rappresentanza legale e mantenere la funzione di controllo».

Proprio in questi giorni Lorenzo Banti, presidente di Cave di Campiglia, si è detto favorevole all’ingresso. Insomma, il progetto piace.

«Ho apprezzato le parole di Banti, le manifestazioni di interesse sono decisive per il progetto. È chiaro che i capitali saranno in riferimento ai servizi che il territorio necessita. Nei prossimi giorni (il 20, ndr) vedrò i vertici di Aferpi. Anche loro avrebbero grande vantaggio economico dall’ingresso in Rimateria, acquisendo le azioni della ex Lucchini. E non solo per l’acciaio, ho argomenti buoni per tutti i settori di Cevital, quindi anche per logistica al porto e agroalimentare. È chiaro che ci sono delle gare pubbliche da fare, ma ci sono imprese che negli anni hanno fatto questi lavori dentro alle acciaierie che possono avere interesse ad entrare».

Spieghi meglio i vantaggi.

«Uno su tutti? Io non ho costi di trasporto, per la grande industria avere asset impiantistici di prossimità non è cosa da poco. Inoltre il conglomix costa assai meno del calcestruzzo. Negli ultimi cinque anni 1,3 milioni di tonnellate di scorie sono andate nel porto di Livorno. A Piombino neppure un chilo. Se sono buone di là non vedo perché non debbano esserlo di qua. Con la ripresa della produzione dell’acciaio, arriveranno anche dai forni elettrici. Non quanto prima con l’altoforno, ma con la massima efficienza non scenderanno sotto trecentomila tonnellate, di cui duecentomila utilizzabili».

E le Cave?

«Sales e Cave possono diversificare il loro business. Così il capitale naturale allunga la propria vita. Siamo di fronte a un discorso economicamente complessivo e a una possibile convergenza di interessi».

Veniamo alle discariche. Cosa prevede il progetto?

«Si tratta di un risanamento finanziario e ambientale, tanto che lo abbiamo chiamato “progetto di riqualificazione paesaggistica delle discariche di Ischia di Crociano”. Intanto risano il paesaggio: ora è lunare. Questo mi consentirà di gestire al meglio gli spazi disponibili. Fra la discarica nostra e quella della Lucchini c’è una ferita da suturare, ma pensiamo ad un colpo d’occhio accettabile, con alberi e non solo. Al momento stiamo raccogliendo le idee».

A che punto siete?

«Il progetto di risanamento darà dei volumi da utilizzare e questi consentiranno, in un paio d’anni, di tappare il buco di Asiu senza toccare le tariffe, che pure in Val di Cornia sono più basse che altrove. Abbiamo stime molto prudenziali. Adesso siamo in rosso per una trentina di milioni, ma i nove previsti per il “post mortem” delle discariche li sposteremo in avanti negli anni. Le nostre intenzioni sono state concordate con i vari Enti chiamati a dare le autorizzazioni. Questi ultimi daranno una valutazione complessiva quando ci sarà il progetto esecutivo».

Resta il passaggio a Sei Toscana.

«In un primo tempo, prudenzialmente, avevo detto “entro la fine dell’anno”. Adesso credo che ce la potremmo fare per il primo di novembre. Stiamo parlando di cessione, ma in un primo momento potrebbe essere solo un “affitto di ramo d’azienda”. Ne stiamo parlando con i sindacati e siamo a buon punto: i dipendenti che passeranno con sei avranno il contratto di Federambiente, io con la riqualificazione avrò le risorse per gestire il personale che resta».

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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