Il Tirreno

IL COMMENTO

L'unica risposta possibile di Aferpi: rispettare gli impegni

Cristiano Lozito

Non c'è più tempo da perdere per bonifiche e ordine del forno elettrico

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Il braccio di ferro al vertice di Aferpi, che mette fuori causa Adriano Zambon, l’esperto che Issad Rebrab aveva scelto per dar corpo ai suoi progetti per l’acciaio, non può essere catalogato come il risultato di un semplice scontro tra dirigenti, e difficilmente sarà privo di conseguenze. Troppo pochi 4 mesi dalla scelta del direttore generale di Aferpi, per giudicare come un fatto indolore l’addio di Zambon (dimissionato o dimissionario non è chiaro, ma questo poco conta).

Nello scontro che sembra avere al centro l’assegnazione dei lavori per le bonifiche e la scelta del forno elettrico, prevale la volontà di Farid Tidjani, amministratore delegato e uomo di fiducia di Rebrab. Aferpi di fatto – a meno di un clamoroso passo indietro con l’intervento del patron algerino – resta in questa fase critica senza una guida esperta del settore. Vedremo se, come sostengono istituzioni e sindacati, nulla cambierà rispetto agli impegni del gruppo algerino, visto che Tidjani in queste ore avrebbe ribadito a fonti qualificate che i piani di Aferpi saranno confermati, visto che lui stesso ha il potere di staccare gli ordini.

Nonostante le rassicurazioni certo è difficile immaginare che quanto accaduto non costituisca un altro ritardo, rendendo sempre più un’utopia i 18-24 mesi previsti dall’acquisto della Lucchini, per riprendere la produzione di acciaio.

Aferpi può cancellare tutte le incertezze dando il via rapidamente al progetto di bonifica e smantellamento e all’acquisto di un forno elettrico di qualità, per gli acciai speciali che sostiene di voler produrre. Anche le istituzioni però hanno dei compiti da svolgere, in primis Governo e Regione: convocare subito Aferpi a un confronto per fare il punto sullo stato delle cose e sul rispetto degli impegni, ma anche darsi da fare per accelerare nel completamento di tutti gli aspetti burocratici legati alle bonifiche. Perché altro tempo da perdere non ce n’è.

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