Sicurezza
Aferpi, Zambon si dimette
Il direttore generale rinuncia, Rebrab prova a ricucire lo strappo con Tidjani
PIOMBINO. Non è una buona notizia quella anticipata ieri dal Sole 24 ore e rilanciata anche da Siderweb. Il direttore generale di Aferpi, Adriano Zambon, ha presentato le proprie dimissioni. Notizia che l’azienda non commenta, non conferma ma neanche smentisce. I rapporti tra Zambon e l’amministratore delegato Farid Tidjani a quanto pare sono giunti a un punto di rottura, anche se Zambon da tempo avrebbe manifestato l’intenzione di rinunciare. E ora, a soli quattro mesi dall’incarico, ha già consegnato la propria lettera di dimissioni nelle mani del presidente Issad Rebrab. A quanto abbiamo appreso, lo stesso Rebrab avrebbe preso tempo nel tentativo di ricomporre la cosa e nei prossimi giorni verrà a Piombino per incontrare i due manager. In questo braccio di ferro tra Zambon e Tidjani, sembra blindata la posizione dell’amministratore delegato, amico e socio di vecchia data di Rebrab. Non si esclude che il presidente del gruppo riesca davvero a ricucire lo strappo e convinca sia Zambon a ritirare le dimissioni, sia Tidjani a proseguire la collaborazione con l’ingegnere chimico veneto, ex direttore generale del Gruppo Beltrame. Ma le possibilità in questo senso sono poche.
Se le dimissioni verranno accettate, si dovrà nominare un nuovo direttore generale. Il giornale della Confindustria ipotizza già il nome del successore: Pierre Varnier, il supermanager francese già designato nel 2011 dal pool di banche creditrici per guidare la ristrutturazione finanziaria del gruppo Lucchini. Ma è un’ipotesi piuttosto azzardata, considerando appunto il ruolo già avuto da Varnier in Lucchini e seguito dal commissariamento da parte di Piero Nardi. Più probabile che, perso Zambon, Rebrab punti su un nome nuovo.
Certo è che questa “guerra” tra Zambon e Tidjani non se la aspettava nessuno. Almeno all’esterno. Fonti interne dell’azienda rivelano invece che i loro rapporti non sono mai stati idilliaci, a quanto pare per una certa indole autoritaria e decisionista del manager algerino. C’è chi sostiene che alcune frizioni sarebbero nate sulla questione degli approvvigionamenti di billette e blumi per i treni di laminazione, chi invece allude al forno elettrico; e chi riferisce di divergenze totali sulla questione dell’appalto per la bonifica dell’area a caldo.
In ogni caso, i rapporti sarebbero precipitati nelle ultime due settimane producendo il raffreddamento, diciamo così, dell’entusiasmo iniziale manifestato da Zambon per l’operazione Aferpi. Forse è solo una coincidenza, ma a fine agosto il direttore generale era l’ospite di punta della festa dell’Unità, in una serata in cui si sarebbe dovuto parlare di industria, di acciaio, di Aferpi. Più volte annunciato, all’ultimo momento Zambon aveva disertato quell’incontro.
Formalmente, lui e Tidjani hanno continuato a lavorare e a mostrarsi insieme. Per esempio lunedì mattina, nell’incontro con il consigliere regionale ed ex sindaco Gianni Anselmi. Il quale Anselmi non si era accorto di nulla, tanto da inviare alla stampa un comunicato con cui esprimeva grande ottimismo anche sul fronte dei tempi.
Ed è proprio questa la domanda che ora si pongono in tanti: comunque vada a finire, quali riflessi potranno avere queste dimissioni? Sicuramente non faranno guadagnare tempo, e il tempo in questa fase è il vero capitale. Senza contare l’immagine, sul fronte internazionale, di un’azienda che investe per far nascere una «stella del Mediterraneo» ma che al primo intoppo perde il proprio direttore generale.
Intanto i sindacati hanno chiesto un incontro urgente all’azienda. «Qualunque decisione verrà presa – dice Luciano Gabrielli a nome di Fim, Fiom e Uilm – dovrà essere compatibile con i tempi e i contenuti del progetto: acquisizione dei forni elettrici, bonifiche, investimenti. Che Zambon ritiri le dimissioni o che venga nominato un nuovo direttore, non vogliamo che si perda tempo prezioso. L’azienda ha grosse ambizioni, per questo la invitiamo anche a strutturarsi in modo adeguato».
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