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Fornace Ballerina monumento storico ma non ci sono soldi
Il ministero la inserisce fra i beni da tutelare e recuperare ma per la costruzione di Nisporto mancano i finanziamenti
NISPORTO. Non basta un decreto del ministro per i Beni e le Attività culturali, poi ripreso e divulgato dalla Soprintendenza di Pisa, a recuperare un manufatto d'interesse storico eccezionale e renderlo visitabile al pubblico. Non è sufficiente, per riscattarlo dal degrado. Ci vuole qualcos'altro. Un piano finanziario, per esempio. O investimenti sia di enti pubblici che privati. E poi idee chiare sul riutilizzo. Invece tutto tace. C'è solo un cartello che ne vieta l'accesso e un cordone di plastica colorato (che qualcuno ha già avuto la bella idea di spezzare). Ma non si muove foglia, per valorizzarlo come si conviene e come gli spetta. Nell'ordine naturale delle cose. Parliamo della fornace della Ballerina, a Nisporto.
Dal 3 giugno 2000 è monumento storico nazionale da salvaguardare e vincolare. Lo dichiara il ministro. Lo sottoscrive il soprintendente di Pisa. Che poi aggiunge: «La fornace della Ballerina – si legge nella relazione tecnica – è l'unico esempio rimasto all'Elba di una fornace per calce sul litorale alimentata da carbone. Resta tuttavia come testimonianza di un'intensa attività industriale». Dal censimento dei primi del XIX secolo erano 52 le fornaci elbane in attività che impiegavano 138 operai tutto l'anno per una produzione di oltre duemila tonnellate di calce. E dalla fine del XVIII secolo documenti attestano l'alta qualità della calce prodotta dalle fornaci di Bagnaia, Nisporto e Nisportino. Al punto da essere imposta per i lavori pubblici. Quella di Nisporto è la meglio conservata. Ben visibile, visto che è sulla spiaggia. Ma in che stato versa. Era di proprietà di Lucia Galli, conosciuta all'Elba come la Ballerina. Nata a Piombino nel 1880 e morta a Portoferraio nel 1955, è stata la prima ballerina della Scala. Con il corpo di ballo scaligero ha girato il mondo. Nella sua luminosa e sfolgorante carriera artistica conobbe personaggi di primissimo piano. Le si attribuirono fascinose storie d'amore. Molte invitate, altre no. Come quella con il Duca d'Aosta, di cui quest'estate è stata fatta la rievocazione storica. Ritiratasi dalle scene, Lucia Galli si stabilì a Nisporto, dove si dedicò all'agricoltura, introducendo nuovi vitigni e riattivando la produzione di calce, visto che la materia prima era a due passi. Fece costruire la fornace, realizzata con pietra da taglio locale e scandita da filari in fasce di mattoni su tutto il perimetro a ripartizione omogenea dei carichi. Oggi cosa se ne potrebbe fare? Un sistema integrato di fornaci elbane. E' l'idea lanciata dall' “Atlante delle fornaci”, (BetaGamma editore), libro edito nel 2011 a cura di Fiorella Ramacogi. Una volta selezionate quali fornaci delle 52 catalogate debbano essere scartare perché ritenute non interessanti e quali invece da recuperare ripristinandole nella loro architettura principale, si potrebbe pensare a un loro impiego che andrebbe dall'interesse puramente accademico e culturale a quello turistico, a meta di escursioni scolastiche, a sedi di servizio della comunità. Oppure semplicemente a museo a cielo aperto. Non solo. Visto il gran numero di forni da Magazzini, a Bagnaia e Nisporto, si potrebbe costituire un sistema museale all'aperto. A condizione però che si possano recuperare le strade di accesso. I vecchi sentieri e i tracciati di oltre un secolo fa sono ora scomparsi o semplicemente inghiottiti dalla vegetazione. Sarebbe bene che fossero individuati e messi nelle condizioni di essere riutilizzati in un percorso turistico-culturale che si coniuga tra la tutela paesaggistica e ambientale, la storia delle passate generazioni elbane e l'economia locale. Progetti, idee: ma a quando i fatti?
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