Il Tirreno

L’esempio di Hattingen

Ecco come una città al collasso ha saputo risollevarsi

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PIOMBINO. Il filo rosso che lega Hattingen a Piombino risale a tre anni fa, al festival di “Quanto basta”, con la storia della cittadina che in piena crisi siderurgica riuscì a convertire la propria economia. Fondata nel 1854, l’acciaieria di Hattingen (57mila abitanti) nella migliore fase produttiva impiegava 10mila persone. Nel 1987 gli operai erano 5.400, con la crisi in meno di nove anni 889. Una città al collasso ma che riesce sorprendentemente a risollevarsi. In che modo? Recuperando il 2% dell’area e trasformandola in museo. «Potrebbe essere la soluzione anche per Piombino», affermò in quell’occasione Robert Laube, direttore del museo di una Hattingen dove la disoccupazione è passata dal 15,7% nel 1987 all’8.8% di venti anni dopo. Al posto della vecchia fabbrica sono nate circa 90 aziende, oltre al museo, che ha rappresentato un vero e proprio risorgimento sociale. Un luogo che accoglie migliaia di turisti, per un’offerta molteplice fatta di concerti, eventi per bambini, visite guidate, organizzazione matrimoni, iniziative sportive e altro ancora. «Con Hattingen abbiamo analogie e differenze – dice il sindaco Massimo Giuliani – Avevamo uno stesso modello di sviluppo che adesso deve cambiare, e una simile volontà nel riqualificare il territorio con una diversificazione produttiva; di diverso però c’è un territorio, il nostro, che non ha chiuso con l’acciaio, scegliendo una siderurgia più moderna e compatibile con l’ambiente e tutta una serie di spazi che non potranno essere destinati alla memoria in quanto contesto futuro di altre, simili o non, attività».(f.l.)

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