Lutto
«Aferpi, serve un accordo etico sugli appalti»
Fim, Fiom e Uilm incontrano l’azienda e chiedono per l’indotto piani di formazione e l’avvio delle bonifiche
PIOMBINO. «Siamo consapevoli del momento complicato, molto delicato e difficile ma, come abbiamo sempre affermato, è una fase di transizione obbligatoria in attesa di costruire un futuro».
Il riferimento di Fim, Fiom e Uilm è al progetto Cevital, «molto ambizioso e che richiede grossi investimenti finanziari per essere realizzato», ma indirettamente anche alle critiche di quel gruppo che si fa chiamare “Minoranza sindacale: «Fasi complicate come questa – dice il sindacato – dove il malessere spesso dilaga, sono preda anche di facili populismi. Abbandonata le ipotesi di ripartenza dell’altoforno in cui il sindacato è stato l’unico ad aver creduto perché avrebbe risolto il problema occupazionale, e quella di Jindal che avrebbe assunto solamente 700 lavoratori e licenziato tutti gli altri, oggi qualcuno pare essersi dimenticato completamente di questi trascorsi».
Fim, Fiom e Uilm sono convinte che «siamo di fronte a un progetto che rivoluzionerà la storia di Piombino, ma dove non è permesso sbagliare. Per cui tutti i soggetti, a partire da Aferpi che deve presentare il progetto, parte integrante dell’accordo di programma sottoscritto a palazzo Chigi, devono adoperarsi affinchè la realizzazione sia compiuta il prima possibile. Per l’indotto, come abbiamo sempre detto, la situazione resta difficilissima: dal 24 aprile 2014 non si lavora e qualcuno ha finito anche gli ammortizzatori sociali. Quelli che invece sono in cassa straordinaria riescono ad avere un sussidio grazie all’anticipo, da restituire, di 700 euro al mese della Regione, perché i tempi di approvazione ministeriali e conseguente liquidazione si aggirano intorno ai 7/8 mesi. Questi lavoratori – sostiene il sindacato – non hanno le stesse garanzie di assunzione come gli ex Lucchini e il loro futuro passa attraverso piani di formazione e l'avvio delle bonifiche».
Ecco perché «per il bene di tutti servirebbe solidarietà e unità di intenti, invece assistiamo alla continua denigrazione degli accordi esistenti, quasi qualcuno sperasse che tutto vada male per dire poi “Io l'avevo detto”. Non è certo questo un atteggiamento responsabile».
Così Fim, Fiom e Uilm promettono «a tutti coloro che pensano di incutere paura o incertezze, l’impegno e la fermezza che in questi anni hanno sempre dimostrato. E’ stata la testardaggine del sindacato che ha difeso il ciclo integrale in un’azienda chiusa e fallita, basta ricordare che è stato fatto ripartire l’altoforno (fermato dal cda di allora e dalle banche) a dicembre 2012, con la nomina del commissario, a far vedere una prospettiva. Siamo riusciti a tracciare le linee per un futuro grazie a un duro lavoro costante fatto anche di lotte dei lavoratori e cittadini e non permetteremo a nessuno di vanificare tutto questo».
Il sindacato chiede infine ad Aferpi «di costruire col sindacato un accordo etico sugli appalti, per garantire i diritti dei lavoratori, la sicurezza e l’ambiente, evitando i rischi della corsa al ribasso».
«Nella prossima settimana ci saranno importanti riunioni con l’azienda – concludono Fim, Fiom e Uilm – per i problemi legati all’applicazione della solidarietà e per quelli di carattere organizzativo e normativo, e con l’Inps sul problema del Tfr. Quanto prima si terranno le assemblee in fabbrica».
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