Il Tirreno

Indagine sul ponte pedonale di Bagnaia

Il ponte di Bagnaia
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Il ponte di Bagnaia

L’Anticorruzione rilevò irregolarità nel 2013, ma la relazione rimase in un cassetto. Ora la Corte dei Conti vuole vederci chiaro

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RIO NELL'ELBA. I lavori di messa in sicurezza di Nisporto e del fosso di Bagnaia sono finiti, già nel 2012, nel mirino dell’Avcp, adesso Anac (Autorità nazionale anti corruzione). Tanto che, con una delibera di giunta pubblicata il 28 agosto, il Comune guidato da Claudio De Santi ha deciso di tutelarsi, autorizzando l’ufficio tecnico affinché affidi un incarico legale per difendere l’ente.

Sotto la lente dell’Autorità di vigilanza, fin dal 2012, in particolare, sono gli appalti per i lavori di messa in sicurezza di Nisporto e Bagnaia, su cui l’Autorità, con una nota redatta a chiusura di un’istruttoria condotta dall’ingegner Carlo Cresta, ha riscontrato numerose inadempienze. Ma nonostante la nota dell’Avcp sia stata inviata l’11 aprile del 2013 (con cui si chiedeva una risposta entro 30 giorni con la conseguente messa in mora dei soggetti interessati alla vicenda), la precedente amministrazione comunale «tramite la propria struttura – si legge nella delibera della giunta riese – non ha instaurato apposito giudizio davanti alla Corte dei Conti». In altre parole, il problema sollevato dall’Autorità di vigilanza non è stato affrontato dal Comune di Rio nell’Elba (all’epoca della trasmissione della nota era in carica la giunta Alessi) che non ha provveduto a mettere in mora i soggetti responsabili, né a denunciare l’accaduto alla Corte dei Conti. La relazione è stata rinvenuta nel faldone di documenti relativi all’appalto su Bagnaia che l’attuale amministrazione stava riesaminando. Sulla vicenda è in corso un’indagine della Corte dei Conti che, servendosi di pubblici ufficiali, ha prelevato nei giorni scorsi dagli uffici comunali gli atti relativi ai vecchi affidamenti d’incarico.

I rilievi. I lavori sotto la lente dell’anticorruzione sono quelli legati all’alluvione del 2002, per il quale il governo dichiarò lo stato di emergenza. Per rimediare ai danni, nell’ottobre del 2003 viene nominato progettista, direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza Fernando Muccetti, che ha gestito la messa in sicurezza dei bacini di Nisporto, finanziata con 2,5 milioni di euro, e l’intervento sul fosso di Bagnaia.

Nel gennaio 2012 l’Avcp apre l’istruttoria che si chiude con la relazione dell’ingegner Cresta. Il primo rilievo mosso dall’Authority riguarda il fatto che, per i lavori a Nisporto, il Comune ha assegnato «l’incarico di progettista, direttore dei lavori e coordinatore per la sicurezza e per la realizzazione delle opere senza espletamento di alcuna procedura di gara, in virtù delle deroghe concesse in regime emergenziale». Uno stato di emergenza che tuttavia, si legge nella nota di Cresta, «appare contraddetto dai tempi effettivi dell'appalto: i lavori dovevano essere ultimati in 180 giorni e sono stati realizzati tre anni dopo, a causa di una sospensione di 615 giorni». L’Autorità cita i numerosi casi di sospensione dei lavori, non motivati secondo l’Avcp, e parla di «carenze nella fasi realizzative delle opere».

Altri rilievi sono sulla messa in sicurezza del ponte di Bagnaia, legati anche in questo caso alla procedura di affidamento dell’incarico (non è stata compiuta una procedura negoziata aperta almeno a 5 soggetti). Nella relazione viene messa in discussione anche la demolizione del vecchio ponte con la realizzazione della passerella pedonale, in questi giorni al centro delle polemiche per l’assenza di collaudo. I lavori furono allora dichiarati di somma urgenza senza che, secondo l’Avcp, se ne ravvisasse la necessità. Il sindaco De Santi, interpellato sulle vicende che riguardano amministrazioni precedenti alla sua, preferisce non entrare nel merito: «Stiamo collaborando con gli inquirenti con la massima disponibilità, dico solo che la situazione è grave». <QM>

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