Il Tirreno

don gianni mariani

«La parrocchia non ha i mezzi per ospitare i migranti»

di Luigi Cignoni

PORTOFERRAIO. Accoglienza migranti, espressione tragicamente di moda, ma fuori dalla portata dell’Elba e, in particolare, della parrocchia di Carpani, che pur si distingue per le sue azioni di...

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PORTOFERRAIO. Accoglienza migranti, espressione tragicamente di moda, ma fuori dalla portata dell’Elba e, in particolare, della parrocchia di Carpani, che pur si distingue per le sue azioni di solidarietà nei confronti delle persone più bisognose e necessitanti di aiuto. «Ma non perché non viva e senta sulla mia pelle il dramma di questi popoli costretti ad abbandonare le loro terre in cerca di altri Paesi che li possano accogliere. Tutt’altro. In verità non dispongo di strutture idonee per esaudire una richiesta del genere. Occorrono strategie complesse, di cui io sono umanamente sprovvisto». Si esprime in questi termini don Gianni Mariani, sacerdote della parrocchia di San Giuseppe di Carpani, il cui nome è stato tirato in ballo nella polemica che si è innestata all’indomani della proposta che un albergatore di Capoliveri aveva avanzato dichiarandosi pronto a mettere a disposizione la sua azienda ricettiva per ospitare alcuni migranti. Il numero non avrebbe dovuto superare le mezza dozzina di unità e avrebbe dovuto comprendere essenzialmente donne incinte o con neonati al seguito.

«Non si è fatto conto – continua ancora don Gianni Mariani – che la nostra Isola non si trova lungo il percorso ricoperto dai migranti che sbarcano a sud della nostra penisola e salgono in direzione del nord Europa. E’ un’isola e come tale al di fuori dei grandi flussi migratori. Per questo, quando Sergio Orlandi (che è un nostro volontario nella mensa quotidiana dei poveri) mi ha messo a conoscenza della sua disponibilità ad accogliere un certo numero di migranti l’ho lasciato parlare, l’ho ascoltato come ascolto tutte le persone che vengono da me in sacrestia. Ma oltre ai buoni propositi non siamo andati, né più lui è ritornato sull’argomento».

Né, a dirla tutta, don Gianni se l’è più sentita di richiamare l’albergatore di Capoliveri per essere informato sugli sviluppi della sua proposta. Il progetto era rimasto sospeso, aspettando gli eventi. Nel frattempo, però, è esplosa la polemica fra chi sosteneva l’Isola essere luogo adatto all’accoglienza di migranti e chi invece no. «Ho preferito non entrare nella discussione generale che si era sviluppata – continua sempre don Gianni – nel botta e risposta di politici e nei battibecchi che si sono registrati sui social. Sono restato fuori, anche perché io preferisco giocare in proprio e gestire la parrocchia nel suo piccolo, la mensa quotidiana per esempio e anche il dormitorio per chi non ha un tetto sotto cui ripararsi».

La parrocchia di San Giuseppe si distingue, nel panorama cattolico dell’Isola, per questi gesti indirizzati alle persone meno abbienti (provenienti anche da altri paesi dell’Isola), offrendo loro un pasto caldo (da lunedì a sabato) e a coloro che sono impossibilitati a muoversi, portando nelle loro case del cibo caldo; la distribuzione anche di articoli di vestiario. Sostenere poi iniziative a favore di associazioni di recupero dalla tossicodipendenza e ospitare bambini orfani provenienti da Gomel (Russia Bianca). «Siamo impegnati così nel sociale – conclude don Gianni Mariani – E' vero che rimangono da fare altre iniziative, ma senza la partecipazione di volontari non si va molto lontano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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