Sicurezza
Dal traghetto al treno il viaggio della speranza
Ritardi, disinformazione e persino “dispetti” tra Tiemme e Trenitalia C’è un autobus che la sera dal porto conduce a Campiglia: ma nessuno lo sa
CAMPIGLIA. La nave arriva puntuale a Piombino. I passeggeri scendono. La maggior parte sono in auto, altri la vanno a recuperare al parcheggio. Ad aspettare l’autobus delle 21,18, al porto, non c’è nessuno. Il treno per Pisa, da Campiglia, parte alle 21,52. Ci sono molte speranze di arrivare in tempo. Sul pullman c’è il deserto, ma non fa caldo. A bordo ci sono due ragazzi stranieri. Sono saliti in centro, non vengono dall’Elba. Probabile che nessun passeggero partito da Portoferraio conoscesse l’esistenza di questa corsa. Per il sito di Trenitalia, purtroppo, da Piombino a Campiglia esistono solo i treni. Che, raffrontati agli autobus, nella realtà di tutti i giorni sono davvero pochi. Eppure basta un semplice biglietto ferroviario per salire su entrambi i mezzi, visto che è in atto una convenzione fra Trenitalia e Tiemme. La Regione, inoltre, per assicurare il servizio versa contributi a entrambe. L’azienda ferroviaria, da noi contattata nei mesi scorsi, aveva giustificato l’assenza di informazioni riversando la colpa sul vettore automobilistico, in passato reo di aver cambiato troppo spesso orari, a un ritmo giudicato insostenibile da Trenitalia. Così quest’ultima ha deciso di non rendere più disponibili i percorsi dei bus, dato che in passato sarebbero stati mostrati scorretti, a causa di modifiche troppo repentine. In ogni caso a quest’ora i binari sono sgombri: non parte nessun convoglio. E informarsi sulla Linea Azzurra, su Internet, non è cosa facile. Chissà cosa avrà pensato l’ignaro turista, immerso nel web, alle prese con le cervellotiche coincidenze. Sarà partito prima, con il regionale delle 18,41, o si sarà organizzato in maniera diversa? Nessuno può saperlo. Fatto sta che il bus è vuoto. Il viaggio procede regolarmente. I due ragazzi scendono e fino alla stazione di Campiglia non sale nessuno. Secondo trasbordo, nuova attesa. Il monitor nell’atrio – che come denunciato dal Tirreno qualche settimana fa ha ancora due spazi della tabella oraria anneriti e quindi omette un arrivo e una partenza – informa che l’Intercity 522 per Sestri Levante (e per Pisa) è in ritardo di cinque minuti. Poco male. Le macchinette stampano il biglietto e non resta che avviarsi al binario. La stazione è deserta e in alcuni punti transennata a causa dei lavori. Dopo pochi minuti compare qualcuno. C’è una famiglia del posto, venuta a prendere una parente, e un ragazzo con un trolley. Deve fare una telefonata, ma non ha i soldi. Preme a ripetizione i tasti del telefono pubblico, ma non risponde nessuno. Nel frattempo al nostro treno succede qualcosa. Se prima aveva cinque minuti di ritardo, ora ne ha 20. Li ha persi tutti fra Grosseto e Follonica. I regionali, in media, ci mettono meno di mezz’ora fermando anche a Montepescali, Scarlino e Gavorrano. Lui, senza stop intermedi, ha impiegato 34 minuti. Un record all’incontrario. «Non si è fermato da nessuna parte, cammina», dice un uomo seduto su una panchina, al cellulare con la madre che siede a bordo. Alle 22,10 il treno arriva. Scendono tre persone, saliamo in due. Alle 22,12 si parte. Le carrozze bollenti sono un ricordo, visto che fa freddo. Alcuni passeggeri si sono coperti con una felpa, altri sopportano la pungente aria condizionata. Sulla carrozza tre c’è parecchia gente. Non è divisa dai tradizionali scompartimenti degli Intercity, è un ambiente unico. Molte persone sono salite a Roma e tornano a casa dopo una settimana di lavoro, magari la prima dopo le ferie, altri hanno concluso le vacanze estive passate in Maremma. Cecina e Livorno passano agevoli, anche se il ritardo è ben lontano dall’essere recuperato. Il freddo non accenna a diminuire, Pisa si avvicina. Mezzo vagone si prepara a scendere. Il treno entra in stazione. Dal finestrino si scorgono clochard che dormono sotto le pensiline. Il macchinista frena, si ferma, apre le porte. Sono le 23,09. Con 19 minuti di ritardo – equivalenti a zero rimborso – inizia il deflusso. Scendiamo a Pisa. È tardi, ma almeno siamo arrivati. E il tabellone della stazione prova a consolarci: un regionale per Livorno è stato soppresso. C’è a chi è andata peggio. Come ai passeggeri che ieri, nel viaggio a ritroso verso il porto, sono stati costretti a proseguire a piedi per il deragliamento di un vagone.
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