Il Tirreno

Aferpi, sindacati preoccupati per i ritardi

Aferpi, sindacati preoccupati per i ritardi

Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un incontro al ministero per monitorare il rispetto degli accordi sottoscritti

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PIOMBINO. Ritardi nell’ordine per il forno elettrico. Interrogativi sulle bonifiche. La richiesta di un incontro al Mise per monitorare il rispetto degli accordi.

Cresce la preoccupazione dei sindacati. Che, con un intervento congiunto dei coordinatori exLucchini-Aferpi e delle segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm, tracciano un primo bilancio a quasi due mesi dall'acquisizione degli impianti da parte del gruppo algerino.

«Il nostro obiettivo - scrivono - è sempre stato quello di mantenere in vita lo stabilimento, prima facendo le battaglie per tenere acceso l'altoforno e il ciclo integrale, poi adoperandosi per mantenere la continuità produttiva dei treni di laminazione. L’accordo ha una connotazione difensiva. Gli aspetti positivi stanno proprio nel rilancio dell'attività industriale e nel mantenimento dell'occupazione con l'assunzione di tutti i lavoratori Lucchini entro il 6 novembre 2016».

Adesso, per il sindacato, inizia la fase della verifica, sia del piano industriale, sia della quotidianità. Da qui, il coinvolgimento del Mise a cui è stato chiesto un incontro per fare il punto sugli accordi.

Preoccupa la mancata concretizzazione dell'ordine per la costruzione del primo forno elettrico. Per questo i sindacati ricordano alla proprietà gli impegni sottoscritti che ne prevedono la realizzazione entro 18 mesi dall'acquisizione. Scesi addirittura a 14-18 per affermazione dei suoi massimi esponenti.

Insomma, il generico «dopo l'estate» non basta più. Per questo viene ritenuto necessario sollecitare l'intervento di tutti, a partire dall’azienda ed anche delle istituzioni, perché si velocizzino le attività burocratiche per le concessioni urbanistiche, ambientali ecc.

Lo stesso passaggio riguarda le bonifiche, per le quali sono iniziati i corsi di formazione per i dipendenti ex Lucchini.

«Ma ad oggi - aggiungono - non siamo in grado di sapere e di verificare quando le operazioni partiranno. Occorre stabilirlo prima possibile perchè le bonifiche rappresentano un'opportunità di lavoro importante insieme alle nuove piattaforme degli altri settori, sia per i lavoratori che adesso sono in Cigs che per quelli dell'indotto per i quali stanno terminando anche gli ammortizzatori sociali».

I problemi segnalati investono altro. I sindacati hanno richiesto all’azienda i dati delle presenze giornaliere, tenendo ferma l'impostazione dell'accordo sul mantenere la percentuale di solidarietà fissa al 60% per inserire personale in Cigs ogni volta si presenti un incremento di volumi o di turni.

«A prescindere dall'aumento volumi, - proseguono - la nostra sensazione è che siamo al di sotto del 60% , per questo è indispensabile un riequilibrio della situazione. E' necessario da subito riprendere la discussione per aumentare gli occupati e non arrivare ad una situazione spiacevole con lavoratori costretti a fare gli straordinari da un lato e lavoratori in cassa dall'altro».

Su tutto, grava anche la questione salariale con le buste paga tagliate dalla Cigs. Pur creando i presupposti per dare prospettive alla fabbrica, «con il massimo che potevamo ottenere sul futuro occupazionale per tutti, abbiamo sempre dichiarato chiaramente che purtroppo vi sarebbe stata una fase di sofferenza in attesa della partenza complessiva dell'attività produttiva. Auspichiamo - sottolineano i sindacati - che tutti i soggetti che oggi stanno ponendo molto l'accento su questo, possano collaborare con noi per cercare soluzioni che diano respiro a chi è più in difficoltà».

«Questo - concludono i coordinatori e le segreterie provinciali- nella consapevolezza che le nostre organizzazioni resteranno unite e continueranno a lavorare perchè non vi siano divisioni».

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