Gioco
La pallacanestro in lutto per Vittorio Spina
Custode del palazzetto, accompagnatore, factotum della società gialloblù Era padre e nonno di giocatori di basket. Tanti messaggi di cordoglio
PIOMBINO. Un anno fa perse l’amata Velia. Da allora, dalla morte della moglie, Vittorio Spina aveva cominciato a spegnersi lentamente. E giovedì mattina il suo cuore, un cuore grande, ha smesso di battere per sempre. La sua famiglia perde un padre, un nonno e un bisnonno affettuoso. E la pallacanestro piombinese perde un punto di riferimento. Perché Vittorio Spina era una colonna del Basket Golfo e della sua casa, il Palatenda. Vittorio era il custode del palazzetto e il factotum, l’accompagnatore, il coordinatore, era tante cose. Era anche il cuoco delle cene che venivano organizzate dalla grande famiglia gialloblù.
Vittorio Spina aveva 78 anni e da alcuni giorni gli acciacchi erano diventati più pesanti. Giovedì mattina si era sentito male, più del solito, ed era stato accompagnato all’ospedale. Si trovava ancora al pronto soccorso di Villamarina, in attesa di essere internato per essere sottoposto ad alcuni accertamenti, quando ha avuto una crisi, uno scompenso cardiaco. E non c’è stato niente da fare.
Ieri sono stati celebrati i funerali alla chiesa di San Bernardino. Domani la salma verrà portata a Livorno per la cremazione. Come Velia, su espresso desiderio di Vittorio.
Padre di Stefano e Simone, ex giocatori di basket, e nonno di Cristiano, altro Spina con la palla a spicchi nel dna, Vittorio era legatissimo al mondo della pallacanestro. Abruzzese di nascita ma trasferitosi a Piombino da giovane, aveva lavorato alle acciaierie ed era andato in pensione a fine anni Ottanta. Da allora, aveva avuto tutto il tempo che voleva per dedicarsi non solo all’attività sportiva dei figli ma anche a tutto ciò che riguardava il mondo gialloblù. Ha vissuto tutta la parabola degli ultimi trent’anni: la prima volta in B2 e poi in B1, la discesa nelle categorie inferiori e poi il ritorno in B1.
Da ieri, da quando si è sparsa la voce della sua morte, le bacheche Facebook dei figli si sono riempite di messaggi di affetto, di stima, di dolore.
In un messaggio della società gialloblù, Vittorio viene ricordato come «grande appassionato del nostro sport ma soprattutto un amico, da sempre con la sua famiglia, nel mondo del basket piombinese. Praticamente hai visto crescere tutti noi sotto quei canestri, giovani e meno giovani. Ricorderemo le partacce (sempre meritate) ma soprattutto la tua ironia e la tua disponibilità. Sappiamo che ci seguirai anche da lassù, ma ci mancherai davvero».
Tanti, tantissimi i messaggi di giocatori, ex giocatori, allenatori che hanno conosciuto Vittorio. Come quello di Marco Mori, che lo definisce «il padre di tutti noi», una «figura storica del Basket Piombino, sempre dietro le quinte ma utilissimo e di una cortesia e amabilità unica. A Piombino ho passato degli anni bellissimi con compagni super, allenatori, dirigenti, presidenti eccezionali, ottimi risultati. Vittorio mi ha trattato sempre come un figlio, ho sempre avuto un grande rispetto per quest’uomo che conosceva i valori e la difficoltà della vita come pochi altri e che, puntuale come un orologio svizzero, mi accoglieva alla stazione per portarmi agli allenamenti, sempre con il sorriso e la felicità che avrebbe riservato a Stefano e Simone. Come dimenticarsi dei cestini con le frittate che preparava per il ritorno in pullman, o del pesce che mi fece mangiare a casa sua (forse era la prima volta che mangiavo il pesce con la lisca). Vittorio, mi mancherai, eri una persona speciale. Mercoledì faremo un’amichevole e te non sarai presente, ma lo sarai nei miei pensieri».
Maurizio Renati ripensa a «quante volte ti ho chiesto aiuto prima di una partita, tu mi guardavi e con la semplicità e la grande competenza che avevi mi dicevi “Maurizio, non avrai mica paura, stai tranquillo che questa partita la vinci”. Bastavano queste semplici parole e mi davi l’aiuto per affrontare la sfida non solo della partita ma anche della vita. Grazie Vittorio, ti ricorderò per sempre».
Roberto Benini ricorda «le buste di acqua Cintoia, la prima persona che vedi nel palazzetto, mi trovi un paio di pantaloncini che me li sono scordati? Le imprecazioni in dialetto, la bicicletta, una parola per tutti , sempre al solito posto durante le partite... e un migliaio di altre cose. Ciao Vitto’ , mi mancherai».
Un messaggio anche da parte di Massimo Padovano, attuale coach dei gialloblù: «Sono l’ultimo dei tanti che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Fin da subito ho apprezzato il suo modo d’essere riservato ma sempre disponibile. Era piacevole scambiare due chiacchiere con lui».(a.d.g.)
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