Il Tirreno

Villaggio Diaccioni, da problema a risorsa

L’associazione di cittadini da tempo al lavoro: «Può funzionare solo se c’è collaborazione col Comune»

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PIOMBINO. Da 43 anni vive al Villaggio Diaccioni che vede sporco e abbandonato, Otello Moretti decide di sollecitare il Comune dalle pagine del giornale.

Ora l’Associazione “Quelli che ... ai Diaccioni” (omonima pagina social) avvertono come necessarie alcune precisazioni: «Le criticità presenti nel villaggio – spiegano – soprattutto per la tenuta del verde, sono state da tempo da noi sottoposte all’attenzione delle istituzioni, come ribadisce l’assessore Capuano. A parte le soluzioni temporanee come taglio periodico o manutenzione, c'è un problema di base, difficilmente risolvibile perché i costi sono ingenti adesso il Comune non è in grado di sostenerli. Sono – sottolineano – le tubature per portare l’acqua per la cura del verde nel villaggio: dopo più di quaranta anni sono in parte rotte e hanno perdite difficilmente individuabili».

«Poi l’acqua arriva, in minima quantità – ricordano – e solo in alcuni orari, solo nella prima parte del villaggio, perché il deposito da cui inizialmente era distribuita in caduta non è più in uso e il pozzo attuale non riesce ad essere efficace. Una soluzione da noi proposta era intervenire a zone per arrivare gradualmente al ripristino totale: permettendo ai privati cittadini, che vogliano farlo, di occuparsi del verde. Via che però non sembra praticabile, dunque i condomini non possono “adottare” il loro verde. Insomma bisognerebbe rifare l’impianto. Ma il costo è proibitivo».

«Ci vorrebbe – si prosegue – un finanziamento europeo. Magari la città si potrebbe muovere in tal senso: il villaggio ha una rilevanza architettonica notevole, è uno dei sei costruiti in Europa secondo le indicazioni di esperti internazionali. Il progetto iniziale è di Adalberto Libera, uno dei più importanti architetti e urbanisti italiani del Novecento. Quartiere – aggiungono – con una struttura molto particolare e quasi unica in Italia e in cui emerge uno stretto connubio tra natura, acciaio, vita comunitaria; tutt'oggi studiato nelle facoltà di Architettura (anche internazionali) come esempio di quartiere residenziale rispettoso delle esigenze generali di vita dei lavoratori. Chiedere un intervento dell’Unione europea potrebbe forse essere possibile».

«Si tratta di una zona di Piombino da riqualificare e valorizzare senz'altro, anche a livello turistico – confermano all’associazione – evitando che cada nello status di quartiere-dormitorio, ai margini. Fa parte integrante dell’identità della nostra cittadina ed è un elemento fondamentale del suo patrimonio ambientale. In attesa di soluzioni radicali, riteniamo importante dare vitalità e porre l’attenzione su questa zona anche attraverso iniziative “sociali” come “Diaccioni in festa” a fine giugno con musica e gastronomia, poi il concerto della banda Galantara o il ballo liscio in agosto. Organizzate anche conferenze naturalistiche e una sfilata canina. Inoltre – si specifica – alla sede dell’Associazione, all’ex asilo “Girasole” inizieranno da settembre attività sociali, come il cucito, il dopo-scuola. Il tutto per dare vitalità al villaggio».

«Siamo convinti che i problemi si risolvano con una mentalità costruttiva, con la collaborazione e la buona volontà dei cittadini e delle istituzioni e che la “cura” di un ambiente inizi, prima di tutto, da un senso positivo di identità. Nel concreto – concludono – abbiamo iniziato da piccoli interventi, ma simbolici, come il ripristino di alcune panchine. Speriamo sia un inizio. Siamo a disposizione dei cittadini del villaggio».

(c.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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