Sicurezza
Otto robot sottomarini alla scoperta dei fondali
Viaggio a bordo della nave Alliance della Nato: dal 26 agosto fino al 6 settembre stazionerà tra l’Elba e Capraia per migliorare le tecniche di ricerca ambientale
PORTOFERRAIO. A vederli sembrano dei piccoli siluri. In realtà sono dei veicoli sottomarini autonomi, con un sistema di calibratura del peso e di due ali per il controllo dell’immersione e della direzione.
Si chiamano “glider” e, grazie ai sensori che variano in base alla necessità della ricerca scientifica, hanno il compito di scoprire tutti i segreti del nostro mare. Di ascoltare, distinguere e in caso seguire i suoi rumori, scandagliare i fondali e registrare i gradi di salinità dell’acqua e la temperatura sottomarina. Ancora una volta uno spicchio del Mar Tirreno, tra le coste settentrionali dell’Isola d’Elba e l’isola di Capraia, si trasformerà in una sorta di laboratorio sottomarino per i test tecnologici dell Cmre (Centro per la ricerca marittima e per la sperimentazione) della Nato.
Dal 26 agosto al 9 settembre nelle acque dell’arcipelago toscano si svolgerà la campagna Glisten 2015, nel corso della quale saranno testati nuovi sensori e nuove soluzioni per la caratterizzazione ambientale dell’ambiente sottomarino, tramite l’utilizzo dei robot sottomarini senza propulsione, i glider. La ricerca sarà condotta dalla nave militare di proprietà della Nato e battente bandiera tedesca “Alliance”, nella quale saranno impegnati 25 membri dell’equipaggio oltre ad una trentina di scienziati Nato e di nove centri di ricerca partner, espressione di paesi compresi nell’alleanza atlantica. Ieri mattina lo staff del Cmre ha organizzato un media day a bordo dell’Alliance, nel corso della quale i giornalisti hanno potuto incontrare la responsabile della campagna Yong-Min Jiang, scienziata statunitense, ed Emanuel Coelho, coordinatore delle campagne di ricerca Cmre. La nave, particolarmente silenziosa e stabile come richiesto per i suoi obiettivi di ricerca, è dotata di un’ampia area adibita a laboratorio ed equipaggiata dalle strumentazioni tecnologiche di proprietà della Nato e dei vari centri di ricerca partner.
«Utilizzeremo per la prossima campagna otto glider che saranno dotati di sensori di tipologia diversa – i sensori acustici saranno in grado di registrare i suoni prodotti dal mare e dal traffico delle navi». I glider sono in grado di trasmettere i dati registrati al centro di La Spezia, una volta riemersi dall’acqua. È il pilota di glider, da remoto, a programmare la traccia del robot sottomarino. «Sulla base dei suoni raccolti dai glider saremo in grado di ricostruire le caratteristiche dell’ambiente marino. Perché siamo ancora una volta all’Elba? – ha spiegato lo scienziato Emanuel Coelho – È un ambiente che conosciamo molto bene e, anche per questo, disponiamo già di dati raccolti negli anni che possono essere confrontati. È il modo migliore per capire l’efficacia dei sensori». «Da questo tipo di ricerche possono trarre giovamento anche altri ricercatori e le comunità locali per una più efficace protezione dell’ambiente – ha spiegato la responsabile Yong-Min Jiang – i dati raccolti saranno messi a disposizione della comunità scientifica su richiesta».
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