Il Tirreno

«Siti monitorati, salute non a rischio»

di Guido Fiorini
«Siti monitorati, salute non a rischio»

Pubblicato l’elenco delle aree inquinate, interviene il sottosegretario all’Ambiente, Velo: «Ci sono 50 milioni per le bonifiche»

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PIOMBINO. L’elenco dei siti inquinati di Piombino, tanti e a due passi dal centro, ha scosso la città, perché molti hanno letto, nero su bianco e certificato da un documento pubblico del ministero, ciò che in fondo sospettavano.

Ed ecco che l’onorevole Silvia Velo, che è sottosegretario proprio all’ambiente, chiarisce che non ci sono rischi per la salute.

E spiega anche che l’elenco stesso dimostra che la situazione è tenuta sotto controllo, sito per sito, con monitoraggi continui, in particolare della falda acquifera.

Così il ministero ha deciso di intervenire: sono in arrivo, in queste settimane, cinquanta milioni di euro per iniziare le bonifiche.

Al tempo stesso, andando nel solco tracciato dall’intervista al presidente di Asiu, Valerio Caramassi, il sottosegretario sostiene che “Bisogna abbandonare il vecchio modello produzione-consumo-smaltimento e favorire lo sviluppo di un sistema di economia circolare basata sul riutilizzo, il rinnovo e il riciclo di materiali e prodotti esistenti, trasformando quello che prima veniva considerato un rifiuto, in una risorsa”.

Con la ripresa della produzione di acciaio, infatti, ogni anno verranno prodotte altre 3-400mila tonnellate di rifiuti, che sono meno di quelle prodotte da Lucchini con il vecchio altoforno (1,3 milioni), ma comunque moltissime.

E non è pensabile continuare ad ammassarle. Caramassi aveva detto: “Per anni si sono scavate colline di materiale vergine e, al tempo stesso, si sono accumulate colline di rifiuti che potevano essere usati per lo stesso scopo”. Chiaro il riferimento alla grande opportunità, per Aferpi, ma anche per Sales, di entrare in Tap, l’impianto che trasforma i rifiuti industriali in materiale riutilizzabile.

«L'articolo de Il Tirreno di sabato scorso - scrive il sottosegretario Silvia Velo -, che fa riferimento alla conferenza dei servizi dell'ottobre 2014 sul Sin (sito di interesse nazionale, ndr) di Piombino, dimostra che la situazione dell'area industriale, in termini di rischio ambientale e sanitario, è sotto attento e costante controllo da parte del ministero dell'Ambiente e dall'Arpa Toscana, che sta svolgendo un egregio lavoro per verificare la mobilità dell'arsenico in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, Ispra e di tutti gli altri Enti di controllo».

«In questo quadro vale la pena ricordare, in primo luogo, che, la normativa nazionale impone un obbligo di intervento soltanto in presenza di rischi sanitari derivanti da sostanze contaminanti che possono essere rilevate nel suolo e nelle acque sotterranee durante la fase di caratterizzazione».

«In secondo luogo, com’è stato anche sancito dalla Corte di Giustizia Europea, che la bonifica è esclusivamente in capo ai soggetti responsabili della contaminazione. Proprio in virtù della difficoltà di risalire al soggetto responsabile e per il potenziale rischio per la salute pubblica connessa alla contaminazione della falda, il ministero dell'Ambiente si sta facendo carico dell'intervento di messa in sicurezza operativa con l'impiego di risorse pubbliche. Il ben noto pacchetto di interventi previsti dall'Accordo di Programma per cui sono stati già stanziati 50 milioni di euro e che, in questa situazione, può fare decisamente la differenza».

Ma qualche rischio all’orizzonte c’è.

«Ciò che veramente può rappresentare una bomba ecologica, invece, - scrive ancora il sottosegretario - è un sito industriale dismesso al quale nessuno è interessato. Aree che a causa degli alti costi di riqualificazione non suscitano interesse negli investitori e che, molto spesso, rimangono abbandonate e inutilizzate. In considerazione di ciò, il piano di riqualificazione industriale di Aferpi, che comprende anche interventi di bonifica, rappresenta una straordinaria opportunità per garantire da una parte sviluppo economico e, dall'altra, sicurezza ambientale nel nostro territorio».

«Tuttavia, mentre mettiamo in sicurezza la falda e i suoli dalle contaminazioni dei decenni passati, è bene programmare un nuovo ciclo industriale che eviti il ripetersi di situazioni simili in futuro: per questo la costruzione di un ciclo integrato di rifiuti deve rappresentare un elemento essenziale del piano industriale. Addirittura si potrebbe favorire la realizzazione di un polo scientifico-tecnologico di eccellenza in materia di recupero e smaltimento di residui dalla lavorazione dell'acciaio».

«Bisogna, quindi, abbandonare il vecchio modello produzione-consumo-smaltimento e favorire lo sviluppo di un sistema di economia circolare basata sul riutilizzo, il rinnovo e il riciclo di materiali e prodotti esistenti, trasformando quello che prima veniva considerato un rifiuto, in una risorsa».

«Per fare questo - conclude la Velo - occorre l'impegno di tutti i soggetti interessati. Dalla politica, che deve offrire un segnale di sostegno all'economia circolare, alle imprese, che devono maturare le capacità per mettere in pratica un sistema innovativo, economicamente e ambientalmente sostenibile, e, infine, dai cittadini che possono essere i soggetti promotori dei benefici dei nuovi prodotti e dei servizi circolari».

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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