Attenzione
Nell’istituto si fa la raccolta differenziata
Ieri il lancio del progetto ambientale. E il direttore D’Anselmo punta sulla ripresa dell’attività agricola
PORTO AZZURRO. Il carcere di Porto Azzurro sarà tra i primi istituti penitenziari italiani a compiere al suo interno la raccolta differenziata dei rifiuti. È quanto hanno annunciato nel corso della conferenza stampa di ieri il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri, il direttore Francesco D’Anselmo e il sindaco Luca Simoni.
«Si tratta di un’iniziativa molto importante – dichiara Cosimo Ferri – che renderà Porto Azzurro un modello da seguire a livello nazionale, nell’ottica del rispetto dell’ambiente, del risparmio e dell’educazione ambientale da parte dei detenuti». L’idea è quella di realizzare all’interno dell’area del carcere un’isola ecologica per la raccolta differenziata, organizzando un sistema di raccolta dell’umido a cadenza quotidiana. Il progetto vedrà impegnato il carcere, il Comune di Porto Azzurro e Legambiente: «Con l’associazione abbiamo già iniziato in questi giorni la formazione nei confronti dei detenuti», fa sapere il direttore del carcere Francesco D’Anselmo.
La raccolta differenziata non è l’unico progetto preso in considerazione con il nuovo corso, targato D’Anselmo. Lo sforzo più deciso consiste nella riattivazione del sistema “produttivo” all’interno del carcere. È il sottosegretario Ferri a fissare gli obiettivi: «Questo istituto deve tornare ad essere quella realtà vitale che era prima – spiega – Intendiamo riavviare la produzione agricola e riaprire il mercatino che c’era fino a qualche anno fa. L’idea è realizzare un marchio del carcere per la vendita dei nostri prodotti, dai capperi elbani alla marmellata. Creare un’economia che generi ricchezza da usare all’interno del carcere.
I progetti in campo sono molti, tra questi la riattivazione della carrozzeria aperta all’esterno e di un’attività di lavaggio delle auto. Stiamo parlando di produzioni che erano attive in passato e occorre riportare in vita. «Per questo la figura di un direttore stabile, una sorta di manager, sarà fondamentale», dice il sottosegretario Ferri. Non è certo un’impresa semplice dare nuova linfa a un sistema che, a causa della progressiva riduzione di fondi pubblici, si è atrofizzato in questi ultimi anni. L’idea del direttore è costituire una rete sempre più aperta al contributo di soggetti esterni al carcere, dai volontari fino alle imprese private. Resta aperta, infatti, anche la collaborazione con aziende esterne, interessate all’occupazione dei detenuti. «Un esempio? La falegnameria – spiega il direttore – ai locali si sono interessate due aziende di livello nazionale, che hanno chiesto i locali in comodato d’uso».
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