Il Tirreno

Goletta Verde, il mare elbano sta meglio

Goletta Verde, il mare elbano sta meglio

Confortanti le analisi degli ambientalisti: resta l’inquinamento a Mola e a Punta alla Rena

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PORTOFERRAIO. È un quadro complessivamente positivo quello che emerge dai monitoraggi dei tecnici di Goletta Verde in Toscana, ma che continua a evidenziare situazioni di criticità in particolare in Versilia e nell'area nord della regione oltre che in due punti all'isola d'Elba. Sui ventidue punti monitorati lungo le coste toscane, sette presentano cariche batteriche elevate e per cinque di questi il giudizio è di fortemente inquinato.

Nel mirino ancora una volta foci di fiumi, canali e torrenti che continuano a immettere in mare sostanze inquinanti, con gravi rischi non soltanto per l’ecosistema marino ma anche per la stessa salute dei bagnanti.

Legambiente chiede quindi alla Regione Toscana e agli enti territoriali interessati di verificare le criticità emerse e risolvere al più presto il deficit depurativo ancora presente.

All'Isola d'Elba sono state riscontrate cariche batteriche elevate per due campionamenti rispetto ai sei eseguiti: giudizio di fortemente inquinato per quello allo scarico depuratore Vaccarelle, nella zona umida di Mola (Capoliveri), nel Parco nazionale dell'Arcipelago toscano, e di inquinamento per quello del fosso della Madonnina a Punta della Rena a Portoferraio. La costa tra il cosiddetto Water Front e San Giovanni è stata accuratamente indagata e sono usciti nella norma sia il prelievo eseguito poco distante da punta della Rena, sulla spiaggia dopo il Fosso della Madonnina che quello alla foce fosso di San Giovanni, che aveva dato problemi negli anni passati. Nei limiti di legge anche gli inquinanti presenti negli altri campionamenti, sia a Margidore, Comune di Capoliveri, che alla foce del fosso della Galea a Campo nell'Elba, dove nel 2014, dopo una forte pioggia, i tecnici di Goletta Verde avevano registrato un notevole carico batterico. Al'Elba si riscontrano quindi dei problemi noti alle foci di due fossi, ma un netto miglioramento della situazione rispetto all'anno scorso. Legambiente chiede ai Comuni interessati ed al Parco Nazionale di individuare una volta per tutte alle cause a monte - partire da un deficit depurativo intorno al 40% - e porre rimedio a situazioni che negli anni passati sono state più volte riscontrate anche dall'Arpat.

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