Il Tirreno

Carcere, meno detenuti e più lavoro

di Luca Centini
Carcere, meno detenuti e più lavoro

Visita del sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri: «Ci sono le condizioni per farne un esempio nazionale»

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PORTO AZZURRO. L’obiettivo è chiaro, dichiarato ormai da tempo. Far ripartire il carcere di Porto Azzurro e le sue attività lavorative ormai ridotte all’osso, migliorando così la qualità della vita dei detenuti. E, al tempo stesso, riavvicinare Porto Azzurro alla vita della realtà carceraria, ormai da troppi anni marginalizzata, ridotta a una sorta di corpo estraneo.

«Lo avevamo detto anche un anno fa, l’ultima volta che ho visitato questa struttura, ma ora si può partire davvero. Abbiamo una squadra, c’è finalmente un direttore stabile e la figura del garante dei detenuti. Porto Azzurro può tornare la struttura di pregio che era fino ad alcuni anni fa». Il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri non ha nascosto l’ottimismo, nel corso della visita all’istituto penitenziario, davanti al nuovo direttore Francesco D’Anselmo, al sindaco di Porto Azzurro Luca Simoni, alla comandante Giuliana Perrini e al nuovo garante dei detenuti Nunzio Marotti.

Stop al sovraffollamento. Dopo anni di gravi difficoltà il numero dei detenuti del carcere di Porto Azzurro è tornato in linea con lo standard. Attualmente sono 270 i detenuti ospiti della struttura, a cui si aggiungono i 30 di Pianosa, con un mix di tipologia di pene (dagli ergastolani fino a pene di 5-6 anni). La riduzione del numero dei detenuti ha comportato un miglioramento della qualità della vita all’interno del carcere, molto complicate fino allo scorso anno (220 detenuti hanno richiesto dei risarcimenti per le condizioni disumane all’interno del carcere).

La situazione, tuttavia, non è certo rosa e fiori. Ad oggi i problemi maggiori riguardano i locali del Terzo reparto, per i quali l’amministrazione penitenziaria ha già approvato un progetto di rifacimento finanziato con i fondi della Cassa delle ammende (i lavori partiranno a settembre). A questo progetto se ne aggiungono altri, necessari per riqualificare il carcere dal punto di vista strutturale: con la Cassa delle ammende sono già stati finanziati i lavori di pulizia dell’area detentiva interna ed esterna e il rifacimento della sala colloqui. Per i tre progetti saranno impiegati circa 16 detenuti. Un altro progetto strutturale, particolarmente atteso dai detenuti, consiste nel miglioramento delle strutture detentive, tra cui è compresa la realizzazione di una palestra in quella che sarà un’area dedicata alle attività trattamentali.

Il lavoro. Ma è il lavoro la vera chiave per rilanciare la casa di reclusione, fino ad alcuni anni fa considerata un fiore all’occhiello tra i peniteniziari italiani. «In passato c’era una sinergia forte tra la vita di Porto Azzurro e quella del carcere – racconta Luca Simoni – mi ricordo che, nell’area del carcere venivamo pure al cinema. Occorre ricreare quel tipo di rapporto». Negli anni le attività lavorative all’interno del carcere si sono progressivamente svuotate, basti pensare che - ad oggi - lavorano solo 15 detenuti, a cui si aggiungono i 30 di Pianosa. «Vogliamo arrivare ad occupare circa 60 detenuti, Pianosa esclusa – racconta il direttore Francesco D’Anselmo – Intendiamo recuperare spazi all’interno del carcere e far ripartire le attività, in parte con le nostre forze, in parte con l’aiuto di soggetti esterni e volontari. Ce la possiamo fare».

«L’agricoltura deve tornare ad essere importante per questo carcere – spiega il sottosegretario Cosimo Ferri – l’idea è quella di tornare a produrre prodotti tipici, riattivando il mercatino e il vecchio punto vendita situato all’esterno. In questo modo ciò che si ottiene dalla vendita può essere reinvestito per altre attività».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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