Il Tirreno

Giorgio cortigiani ricorda la figura di Luigi Tartagli, il partigiano scomparso

«Addio Gigi, hai lottato per un Paese diverso da questo»

di GIORGIO CORTIGIANI
«Addio Gigi, hai lottato per un Paese diverso da questo»

di GIORGIO CORTIGIANI A. ddio “Gigino”. Così ti chiamavano i tuoi compagni d’arme che anni fa mi facesti conoscere a Massa. I compagni d’arme della formazione partigiana “Camicia rossa” che...

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di GIORGIO CORTIGIANI

A. ddio “Gigino”. Così ti chiamavano i tuoi compagni d’arme che anni fa mi facesti conoscere a Massa. I compagni d’arme della formazione partigiana “Camicia rossa” che raggiungesti dopo una spericolata fuga da una caserma di arruolamento a Firenze. Era il febbraio 1944, non ancora ventenne ti sei dato alla macchia come tanti altri giovani per combattere il nazifascismo per la fine della guerra, per la libertà, la democrazia, per il riscatto morale e sociale di un Paese distrutto e in quei mesi tremendi di fuoco, di fame, di paura, sei stato provato dalla perdita dei tuoi genitori deceduti sotto un bombardamento in un rifugio del castello di Piombino. Con la fine di giugno la liberazione e il ritorno a Piombino, in buona parte distrutta dalle bombe. L’Ilva un ammasso di macerie. Proprio perché orfano di guerra sei stato scelto fra i primi 30 assunti per ricostruire la fabbrica. Con l’entusiasmo dei tuoi vent’anni hai abbracciato la passione politica e sindacale di un nuovo mondo che stava nascendo. Le nuove lotte per il lavoro, la pace, la libertà, la democrazia, fanno di te un compagno serio, appassionato e combattivo. Per quasi sessant’anni hai rappresentato il meglio della classe operaia piombinese, il tuo esempio ha fatto scuola a decine e decine di giovani operai. Ti sono grato e riconoscente di averti conosciuto, da te ho appreso molte cose. La tua generazione ha contribuito alla rinascita del dopoguerra di questo paese. Hai sognato e lottato per un Paese molto diverso da quello che lasci, con te se ne va uno dei migliori figli della Piombino operaia e democratica, con te se ne va un pezzo della storia migliore del ‘900 piombinese. Ti ho conosciuto in fabbrica e nelle strutture organizzative del disciolto Pci, so di che pasta eri fatto, sei stato un compagno instancabile, lucido, tenace, preparato. Quelli come te si chiamavano quadri operai, dialettica sciolta e convincente. Quando affrontavi i problemi del lavoro, della fabbrica, i grandi temi per la costruzione del Socialismo, ti si illuminavano gli occhi, eri uno che ci credeva, ne eri a pieno titolo l’incarnazione. La comunità piombinese, che si ispirava a questi valori ti deve molto. Addio Gigi, meritavi di essere accompagnato dalle note dell’Internazionale, ma di questi tempi può diventare quasi un reato. L’Ilva, era la «tua» fabbrica, quella che hai contribuito a ricostruire e visto crescere nei 40 anni del tuo lavoro, dalle macerie agli ultimi impianti. Ne andavi orgoglioso. Hai plasmato, educato e dato una coscienza a centinaia di lavoratori. Addio Gigi, Piombino non sappiamo più di chi è figlia, è una città smarrita, smemorata. L’orgoglio dell’acciaio diventerà un succo di frutta? Un biscotto? O forse altro. Sei stato uno degli ultimi, con te si chiude una parentesi bella e ingrata. Grazie per tutto quello che hai fatto, anche da te ho imparato a tenere la schiena dritta e a non perdere mai la dignità. Di nuovo addio Gigi. Un sincero e commosso abbraccio.

Con affetto, il tuo Lupone, compagno di tante battaglie

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