Il Tirreno

«Piombino non dimentichi mio padre»

«Piombino non dimentichi mio padre»

Gianni Giuliani, figlio di Aulo “Il Chiccaio”, ricorda l’impegno per il calcio e la sua generosità

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PIOMBINO. I vecchi piombinesi lo ricordano con il soprannome di “chiccaio”, dalla sua prima attività commerciale di venditore di dolci. Per i più giovani la memoria rimanda al negoziante del Semaforo Rosso di piazza Verdi. È stata una vita dedicata al lavoro e alla famiglia quella di Aulo Giuliani, piombinese purosangue nato nel 1927 e scomparso nel 2006. Una vita che non si è limitata però alla professione e agli affetti, caratterizzata anche dalla passione per lo sport. «Il ciclismo, ma soprattutto il calcio, lo hanno attratto come una calamita di ferro, come i fiori le api – ricorda il figlio Gianni – È una storia antica quella tra mio padre e l’Us Piombino Calcio, come si chiamava una volta, cominciata quando da giovane seguiva la squadra anche in trasferta. E fu proprio durante una trasferta a Cecina, rivale storica dell’epoca, che perse alcuni denti anteriori a causa di un mattone scagliato da un “tifoso” avversario».

Una passione totale, quasi viscerale quella di Giuliani per i colori nerazzurri, tanto «che quando la situazione economica, grazie al lavoro di imprenditore, gli ha permesso di poter contribuire al rilancio sportivo della squadra del cuore, non ha esitato a esporsi in modo continuativo per regalare ai piombinesi uno dei periodi più belli e ricchi di soddisfazione nella storia calcistica della nostra città – spiega Gianni Giuliani – Mio padre amava il calcio piombinese senza mezze misure; soffriva e gioiva ed era affezionatissimo ai suoi ragazzi, a cui pagava volentieri stipendi e premi partita. Ne voglio ricordare alcuni: capitan Bianchi, occhio dritto di mio padre, Medda, Pucci, Chelotti, Faggiani, Pallini, Rocchiccioli, Tognarini, talentuosi e fedeli ai colori nerazzurri». Una passione quella per il calcio che ha condizionato la vita di Aulo, schivo quel tanto da non voler apparire, da non diventare mai presidente per sua scelta personale. «Aulo per me era, e lo è ancora, il presidentissimo dell’Us Piombino – dice il figlio Gianni – Quando pochi mesi fa è stato ricordato il quarantennale della partita del secolo del 2 giugno 1975 tra Piombino e Juventus, a nessuno è venuto in mente di ricordare mio padre, personaggio umile e schivo, ma determinante nel calcio piombinese di quegli anni. Lui è stato un uomo che ha speso tempo e denaro per il calcio e per contribuire in prima persona all’organizzazione di altri eventi, come i concerti di Cocciante, Miguel Bosè, Camerini, Antonello Venditti, e altri». Ad Aulo Giuliani si devono inoltre i primi fuochi d’artificio a Piombino, la prima sagra del pesce, le divise dei vigili urbani, e una generosità fuori dal comune, come nel caso del camion pieno di abiti inviato in segreto nel Friuli per il terremoto del 1976. O ancora, l’assegno donato agli operai in sciopero nei primi anni novanta, scoperto da Gianni solo pochi mesi fa, tenuto nascosto alla famiglia. Aulo, piombinese generoso e schivo, che Piombino non deve dimenticare.

Francesca Lenzi

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