Il Tirreno

Una petizione per chiudere l’ex Carsal

Sfalcio dell'erba nell'area dell'ex Carsal
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Sfalcio dell'erba nell'area dell'ex Carsal

I cittadini di via Gori: «Non ci sono le condizioni igienico-sanitarie né di sicurezza per un centro di emergenza abitativa»

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PIOMBINO. Una raccolta di firme, tra residenti e non, per chiedere il cambio di destinazione d’uso dell’ex Carsal. E un po’ di volontariato per tagliare almeno una parte dell’erbaccia secca. Pericolosa, con queste temperature, per chi vive al di là e al di qua del cancello.

I cittadini di via Gori si stanno muovendo così. Con senso di responsabilità e con un obiettivo preciso: la chiusura del «Pronto soccorso abitativo» allestito nell’ex centro diurno per persone disabili.
Servizi igienici e cucina comune, cartongesso per separare i posti-letto di ognuna delle 5 famiglie, italiane e straniere, che attualmente stanno lì. Fino a tre anni fa alcune abitavano in una palazzina di via della Repubblica. Negli appartamenti dichiarati inagibili dopo il crollo del solaio. Lo stato di degrado sia all'interno che all'esterno dell’ex Carsal è concreto. I residenti da tempo non parcheggiano più nelle immediate vicinanze. Con le sterpaglie ad altezza d’uomo basterebbe una cicca, o l’autocombustione, per creare guai seri.

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Così sabato scorso, sotto un sole cocente, i firmatari della richiesta di variazione d'uso hanno iniziato il taglio della vegetazione circoscrivendo l'intervento all'ingresso, dove la vegetazione superava i due metri.«Una provocazione simbolica e costruttiva, rivolta soprattutto a chi continua a sottovalutare il carattere di estrema emergenza della situazione», raccontano alcuni dei firmatari. Che definiscono «irresponsabile non aver ancora recepito l'urgenza di mettere in sicurezza elementari aspetti igienico-sanitari documentati fin dal novembre scorso all'assessore Di Giorgi».

«Dispiace inoltre registrare - aggiungono - che nell'incontro del 5 agosto scorso tra l'assessore e il referente dei firmatari residenti in via Gori, non sia stato assunto alcun impegno in merito alla richiesta di variazione d'uso».
La richiesta di eliminare la destinazione d’accoglienza nasce da una riflessione: dopo un'esperienza di ben tre anni la struttura non è risultata idonea neanche alla pacifica convivenza abitativa di più famiglie.
In molti, in via Gori, non hanno dubbi: «Si finge di non recepire la unanime e ferma determinazione a conseguire il suddetto obiettivo. Nel solco di questa impostazione, è stato richiesto ed ottenuto in data 1 settembre un appuntamento con il sindaco Giuliani. L'obiettivo è anche quello di non delegare a nessuno il recupero dei valori di solidarieà e dignità, non solo di chi è ospite della struttura, ma di noi stessi residenti, per troppo tempo considerati e trattati come cittadini di seconda serie».

Tutti elementi che stanno raccogliendo consensi anche al di fuori della zona specifica.
Nel frattempo, si è pensato di attivare l’Asiu e il Comune affinchè un temporaneo divieto di sosta faciliti la pulizia e aiuti a rimuovere il rischio. Il Comune conferma interventi di tipo igienico sanitario e di pulizia esterna. E' stato deciso anche di intensificare i controlli all'interno dell'edificio coordinando l'azione della polizia municipale con quella di carabinieri e polizia. Lo scopo è quello di censire con maggiore sicurezza le persone all'interno dei locali, mediante accessi quotidiani e in orari diversi, coinvolgendo anche la comunità senegalese e l'associazione Samarcanda.

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di Redazione web