Il Tirreno

Una centrale a biomasse a due passi da Monteverdi

di Giorgio Piglia

La “Caletta Energy” la sta realizzando in un vecchio podere dell’ente Maremma C’è il via libera del Comune, ma manca ancora l’autorizzazione definitiva

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MONTEVERDI. “Caletta Energy”, una società agricola di imprenditori cecinesi, sta realizzando nell'omonima località una piccola centrale a biomasse di legna vergine. Attualmente il Comune ha autorizzato la demolizione e la ricostruzione tale e quale di un podere ex ente Maremma abbandonato da anni, lavori che la proprietà sta portando a compimento a tempo di record visto che neanche due mesi fa la vecchia struttura era ancora in piedi.

Logico che la realizzazione di una centrale a biomasse in un territorio che già conta due grandi centrali geotermiche dell'Enel e una a biomasse oleose della Tenuta di Canneto, tutte nell'area industriale della Steccaia, è motivo di preoccupazione, e quanto meno di vivaci discussioni. In allarme anche i cacciatori, i quali temono che la nuova centrale possa precludere il passaggio verso una delle zone di passo molto frequentate.

Mentre un commento in circolazione è il seguente: «Si raccolgono firme per valorizzare l'Abbazia di San Piero e proprio sotto ci fanno un inceneritore».

Ma veniamo ai fatti. La Caletta Energy ha ottenuto il permesso a costruire, con demolizione e ricostruzione identica del vecchio podere, dopo aver presentato un piano di miglioramento, finalizzato alla produzione di energie alternative. Fin qui l'autorizzazione del Comune.

Il via libera successivo ancora non è chiaro chi dovrà darlo.

«Prima toccava alla Provincia - rileva Carlo Macchioni, consigliere delegato all'ambiente - ora non più; sarà la Forestale inglobata nei Carabinieri, oppure i Vigili del Fuoco?». Alla Caletta Energy assicurano comunque che l'impianto dovrà passare i controlli dell'Asl e dell'Arpat (l'agenzia regionale per l'ambiente) con ripetute verifiche.

I responsabili della società fanno inoltre osservare che non si tratta di un inceneritore, ma di un gassificatore di legna vergine (materiale da taglio del bosco, ramaglie, potature di viti e olivi), trasformata in cippato: «Produrremo energia elettrica per la rete nazionale e calore, in parte destinato ad un vicino relais turistico e ci saranno due-tre assunzioni per la lavorazione della legna. Tutte le attuali strade di transito resteranno aperte».

L'investimento è di circa un milione e mezzo: inizialmente verrà utilizzato il bosco di proprietà, circa 80 ettari attorno al podere-gassificatore. Poiché non sarà sufficiente ad alimentare in continuo l'impianto,verranno via via messe a dimora piante a crescita rapida oppure saranno acquisite partite di legna dai boscaioli che operano, numerosi, in zona.

Quanto all'Amministrazione comunale, al momento non sembrano esserci particolari preoccupazioni: «Verificheremo che tutte le garanzie ambientali siano rispettate - sottolinea Carlo Macchioni - e che il materiale destinato all'impianto venga raccolto effettivamente entro un raggio di 75 chilometri, come previsto dalle legge. E ci stiamo muovendo - conclude - per creare in loco una cooperativa di boscaioli fornitori di legna».

Notizia a margine, ma non tanto: Enel si prepara a realizzare tre centraline a biomasse all'interno del perimetro delle due centrali geotermiche di Steccaia e San Luciano, per pre-riscaldare il vapore e ottenere più elevati rendimenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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