Italia
Una centrale a biomasse a due passi da Monteverdi
La “Caletta Energy” la sta realizzando in un vecchio podere dell’ente Maremma C’è il via libera del Comune, ma manca ancora l’autorizzazione definitiva
MONTEVERDI. “Caletta Energy”, una società agricola di imprenditori cecinesi, sta realizzando nell'omonima località una piccola centrale a biomasse di legna vergine. Attualmente il Comune ha autorizzato la demolizione e la ricostruzione tale e quale di un podere ex ente Maremma abbandonato da anni, lavori che la proprietà sta portando a compimento a tempo di record visto che neanche due mesi fa la vecchia struttura era ancora in piedi.
Logico che la realizzazione di una centrale a biomasse in un territorio che già conta due grandi centrali geotermiche dell'Enel e una a biomasse oleose della Tenuta di Canneto, tutte nell'area industriale della Steccaia, è motivo di preoccupazione, e quanto meno di vivaci discussioni. In allarme anche i cacciatori, i quali temono che la nuova centrale possa precludere il passaggio verso una delle zone di passo molto frequentate.
Mentre un commento in circolazione è il seguente: «Si raccolgono firme per valorizzare l'Abbazia di San Piero e proprio sotto ci fanno un inceneritore».
Ma veniamo ai fatti. La Caletta Energy ha ottenuto il permesso a costruire, con demolizione e ricostruzione identica del vecchio podere, dopo aver presentato un piano di miglioramento, finalizzato alla produzione di energie alternative. Fin qui l'autorizzazione del Comune.
Il via libera successivo ancora non è chiaro chi dovrà darlo.
«Prima toccava alla Provincia - rileva Carlo Macchioni, consigliere delegato all'ambiente - ora non più; sarà la Forestale inglobata nei Carabinieri, oppure i Vigili del Fuoco?». Alla Caletta Energy assicurano comunque che l'impianto dovrà passare i controlli dell'Asl e dell'Arpat (l'agenzia regionale per l'ambiente) con ripetute verifiche.
I responsabili della società fanno inoltre osservare che non si tratta di un inceneritore, ma di un gassificatore di legna vergine (materiale da taglio del bosco, ramaglie, potature di viti e olivi), trasformata in cippato: «Produrremo energia elettrica per la rete nazionale e calore, in parte destinato ad un vicino relais turistico e ci saranno due-tre assunzioni per la lavorazione della legna. Tutte le attuali strade di transito resteranno aperte».
L'investimento è di circa un milione e mezzo: inizialmente verrà utilizzato il bosco di proprietà, circa 80 ettari attorno al podere-gassificatore. Poiché non sarà sufficiente ad alimentare in continuo l'impianto,verranno via via messe a dimora piante a crescita rapida oppure saranno acquisite partite di legna dai boscaioli che operano, numerosi, in zona.
Quanto all'Amministrazione comunale, al momento non sembrano esserci particolari preoccupazioni: «Verificheremo che tutte le garanzie ambientali siano rispettate - sottolinea Carlo Macchioni - e che il materiale destinato all'impianto venga raccolto effettivamente entro un raggio di 75 chilometri, come previsto dalle legge. E ci stiamo muovendo - conclude - per creare in loco una cooperativa di boscaioli fornitori di legna».
Notizia a margine, ma non tanto: Enel si prepara a realizzare tre centraline a biomasse all'interno del perimetro delle due centrali geotermiche di Steccaia e San Luciano, per pre-riscaldare il vapore e ottenere più elevati rendimenti.
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