Il Tirreno

«Eritrea a rischio. E per 25 euro al giorno...»

«Eritrea a rischio. E per 25 euro al giorno...»

Licenziamento Siderpiombino. L’avvocato Callaioli chiarisce la posizione del lavoratore

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PIOMBINO. La nota di Luigi Cappelli, legale della Siderpiombino, non ha soddisfatto Fabrizio Callaioli, avvocato del lavoratore licenziato dall’azienda dopo aver rifiutato la trasferta in Eritrea. Come ha sottolineato Cappelli, la commessa giunta dal paese africano consente alla Siderpiombino di andare avanti, garantendo il mantenimento dell'attuale livello occupazionale.

Ma per Callaioli l’attenzione va spostata su altri aspetti. «La Siderpiombino – risponde l'avvocato Callaioli in una nota – tenta di spostare la discussione sulle necessità dettate dal mercato, dalle occasioni economiche, dalla crisi. Come avviene in questi tempi, tenta di dimostrare che le scelte sono ineludibili e che alla fine il lavoratore è stato licenziato perché non se ne poteva fare a meno e che l’azienda si era anche offerta di pagargli la baby sitter. A parte la finezza di aver scritto una cosa non del tutto uguale alla proposta fatta, ossia di partecipare alle spese per la babysitter e non di accollarsene totalmente i costi. Ma, a parte questa inesattezza, ci sono tante altre circostanze da evidenziare. Il lavoratore che è stato licenziato ha spiegato ai dirigenti che si trova in una problematica situazione familiare, con la moglie che lavora, un bimba piccola, i genitori della moglie lontani dall’Italia, e uno dei propri genitori, residenti a Venturina, malato e bisognoso di assistenza. In questo contesto, allontanarsi per tanto tempo appare davvero difficile».

«A questo – prosegue il documento di Callaioli – è da aggiungere una situazione non certo incoraggiante in Eritrea. È curioso l’atteggiamento dell’azienda che definisce le notizie provenienti dal ministero degli esteri connotate da “una buona dose di esasperazione”. Secondo loro non dovremmo prendere in considerazione ciò che dice la Farnesina, ma quello che dice la società. È un paese a rischio – continua l'avvocato – con condizioni ambientali difficili, senza le sicurezze più banali, da quelle alimentari a quelle sanitarie. I lavori appaltati a Siderpiombino non vengono svolti ad Asmara, ma a Massaua, dove le temperature sono insopportabili e dove non c'è un ospedale adeguato ad assicurare le debite certezze in caso di infortunio. Tutto questo, di fronte al compenso di 25 euro al giorno, e nel caso specifico di un’offerta di partecipazione ai costi della babysitter».

«Non si tratta – conclude Callaioli nella sua nota – di andare in trasferta in Europa, ma in Eritrea, da dove fuggono migliaia di giovani. Quando altri Italiani vengono mandati in trasferta in paesi problematici godono di ben altri trattamenti economici. Ma secondo la Siderpiombino 25 euro al giorno e un’offerta di partecipazione ai costi della babysitter sono un grande sforzo. Giudicate voi».

Francesca Barone

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