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Siderpiombino: il lavoro ora è in Eritrea

Siderpiombino: il lavoro ora è in Eritrea

L’avvocato dell’azienda spiega il licenziamento: «Quella commessa ci consente di andare avanti»

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PIOMBINO. L’avvocato della Sidepiombino, Luigi Cappelli, ci ha inviato questa nota.

«La Siderpiombino, come tutte le aziende italiane del settore siderurgico, ha dovuto sostenere, in questi ultimi anni, momenti difficili, nei quali, grazie anche alla ferma volontà della governance aziendale, non solo non si è mai venuti meno ai doveri verso i dipendenti, ma non si sono mai nemmeno utilizzati gli ammortizzatori sociali. Questa scelta non è avvenuta senza sacrifici e rinunce da parte dei soci e degli amministratori, che hanno comunque continuato a lavorare per garantire la continuità ad una tra le più importanti realtà produttive del territorio. L'occasione principale di rilancio, per l'azienda, è stata la commessa eritrea, con appalti per oltre 70 milioni di euro, in un Paese che la Farnesina considera, con una buona dose di esasperazione, a rischio. Sono stato personalmente, per cinque volte, in Eritrea. L'ho girata di giorno e di notte, nelle città e nelle campagne, senza avere mai alcuna conferma degli allarmi che giungono da una parte della stampa e dalle istituzioni. Il signor Pietrini, che è il presidente della Siderpiombino, si trova là da oltre sei mesi, con la sua compagna e con un figlio di tre anni. Alcuni lavoratori della Siderpiombino, sono già andati a lavorare sui cantieri di Massawa, gratificando l'azienda per il loro impegno e ricevendone anche una notevole dose di soddisfazione personale, tanto che , alcuni di loro, sono già voluti ritornare laggiù».

«Di fronte a questa situazione, che vede la Siderpiombino impegnata nell'esecuzione di importanti lavori per uno stato estero, che potranno garantire la continuità futura e il mantenimento del l'attuale livello occupazionale, oltre il 40% dei dipendenti si sono rifiutati di dare la loro disponibilità per effettuare le trasferte, che avranno durata massima di 45 gironi, con ampi intervalli di rientro in Italia. In questo momento, purtroppo, la maggior parte del lavoro è in Eritrea e l'azienda ha bisogno delle proprie maestranze specializzate per portare avanti le commesse. Se un operaio, come quello che è stato licenziato, che aveva caratteristiche che lo rendevano necessario sui cantieri, si rifiuta di andare, che dovrebbe fare l'azienda? Questa persona, in particolare, si è rifiutata di partire perché, a suo dire, doveva assistere la moglie, che sarebbe rimasta da sola con un bambino piccolo? Prima di prendere la decisione, sofferta e ponderata, di licenziare il lavoratore, gli si è dato ogni possibilità di rivedere la propria posizione e l'azienda si è offerta anche di pagargli una baby sitter».

«Il sindacato ha ragione, questi sono tempi terribili, sia per le aziende che per coloro che ci lavorano; sono tempi che richiedono compattezza e solidarietà. La Siderpiombino, in questi anni durissimi, ha mostrato di voler tutelare i propri lavoratori; oggi anche i lavoratori dovranno dimostrare di sostenere l'azienda. Su questo non saranno possibili compromessi».

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