Il Tirreno

È primo in graduatoria, ma presto senza una casa

di Cecilia Cecchi
Il cartello affisso al terrazzo di casa del cassa integrato, che sta per essere sfrattato
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Il cartello affisso al terrazzo di casa del cassa integrato, che sta per essere sfrattato

Venturina: sfratto esecutivo, l’operaio in cassa integrazione (figlio di 3 anni) chiede un tetto. L’assessore Ticciati: «Percorso coi servizi sociali, però bisogna collaborare»

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VENTURINA. Altro sfratto esecutivo troppo vicino e porte chiuse da assistenti sociali e comune. «Eppure – questo dice Angelo Angelone, 40 anni, rivolgendosi al giornale – sono al primo posto in graduatoria per le case popolari». Considerando quello che vede accadere per l’accoglienza dei chiedenti asilo (“...albergo cambiato per il wi-fi che non funziona...” sibila), l’operaio, per protesta, ha affisso un cartello al terrazzo di casa: «Tutti sembrano aver più diritti di noi italiani» spiega.

Ancora difficoltà come effetto della crisi tra Piombino e Campiglia. «Dopo aver abitato a Piombino, da un anno e mezzo viviamo a Venturina – prosegue Angelone, originario di Napoli – Sono in cassa integrazione dal maggio 2014, lavoravo nel reparto minerali per l’altoforno. Senza lavoro i soldi vanno di pari passo. Sono separato e vivo con la mia compagna e nostro figlio di tre anni. Dal mio primo matrimonio? Quattro figli di 20, 19, 16 e 12 anni. Appena ci siamo trasferiti qui – conferma – ci siamo iscritti alla graduatoria per le case popolari. Adesso sono in cima, unico a 13 punti, ma mi dicono che di case libere non ce ne sono... ma che dobbiamo finire per strada? Sapendo dell’esistenza di un alloggio da ristrutturare – sottolinea Angelone – mi sono proposto di occuparmene da solo, ma la risposta è stata che risulterebbe troppo piccolo per noi. Mi auguro si liberi una residenza adeguata, perché l’ufficiale giudiziario ci butterà fuori l’8 settembre... non posso rischiare di dover affidare il piccolo ai servizi sociali».

Consiglio in corso, ma l’assessore al sociale Alberta Ticciati non manca di rispondere sul “caso Angelone”: «Per oltre due mesi – ricorda – non abbiamo avuto notizie della famiglia. Tutte le situazioni di difficoltà, che restano tante, sono seguite in diretta dai servizi sociali, prima interfaccia nel momento dell’emergenza, poi viene informato il Comune; insieme proviamo a seguire un percorso condiviso. Alla fine - sottolinea Ticciati - pur con fatica e difficoltà, venendosi incontro e collaborando, si cerca di trovare la situazione possibile. Anche se ormai garanzie non ce ne sono davvero più, per nessuno, purtroppo».

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