Il Tirreno

Aferpi, via al confronto su piano e organizzazione

di Cristiano Lozito
Aferpi, via al confronto su piano e organizzazione

I sindacati: criticità sulla sicurezza, serve un utilizzo pieno dei contratti di solidarietà Fim, Fiom e Uilm spingono per l’ordine del forno elettrico entro la fine del mese

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PIOMBINO. Ieri si è riunito il consiglio di fabbrica di Aferpi per puntualizzare i temi che saranno alla base del doppio confronto con l’azienda (il primo venerdì prossimo, l’altro il 28): venerdì si parlerà di “solidarietà”, organizzazione del lavoro, ma anche di sicurezza, perché «Aferpi ha affermato in tutti gli incontri avvenuti – dicono Fim, Fiom, Uilm e le rsu – che l’obiettivo è lavorare in piena sicurezza, ma ci sono delle criticità, vogliamo capire se si tratta di singoli episodi, errori di valutazione o se si tratta di un’impostazione aziendale diversa da quella dichiarata in precedenza».

Il riferimento è a un’organizzazione del lavoro in cui secondo il sindacato capita che in luoghi dove serve esperienza specifica (esempio le cabine elettriche) vengano mandati lavoratori che invece di quei problemi sono assolutamente digiuni.

Ragionamento che in fondo va di pari passo con quello sulla solidarietà: «Chiediamo che la quota di solidarietà sia pienamente rispettata – dice il sindacato – e che vengano reinserite nelle postazioni di lavoro tutte le figure partendo da quelle escluse dalla prima scelta fatta in maniera unilaterale dall’azienda. Non è accettabile che con 1080 persone in cassa integrazione non si utilizzi in pieno il contratto di solidarietà e anzi si chiamino lavoratori a fare prestazioni solo occasionali per sopperire a eventuali malattie o ferie. Nella trattativa sindacale abbiamo sempre ribadito che è fondamentale ridurre al minimo la forza in cig e utilizzare al massimo la solidarietà come ammortizzatore sociale principale».

Poi c’è la questione del piano industriale, che sarà affrontata il 28, considerata dal sindacato «il vero collante tra i lavoratori attualmente in forza e quelli in amministrazione straordinaria, presentato alle istituzioni e da tutti considerato molto positivamente». Il timore di Fim, Fiom e Uilm è quello che il Piano «subisca ritardi che rischierebbero di rimettere in discussione l’occupazione». La riflesione è semplice: se Aferpi negli accordi ha sostenuto che occorrono 18 mesi per realizzare il primo forno elettrico per arrivare a colare acciaio alla fine del 2016 o all’inizio del 2017, questo significa che il forno va ordinato entro la fine di questo mese. Perché solo la ripresa della produzione – è l’opinione del sindacato – avrà il potere di rimettere in moto in modo robusto l’occupazione.

Nel frattempo però deve arrivare un sostegno all’occupazione da parte di bonifiche e smontaggi di impianti, preliminari all’insediamento dell’impianto agroindustriale, e per questo il sindacato chiede che a ottobre sia tutto pronto per dare il via alle operazioni, con un impegno da parte di tutte le istituzioni ad accelerare al massimo i passaggi burocratici legati alle autorizzazioni.

Riguardo al tema del tfr, bloccato per via del ricorso in cassazione da parte dell’Avvocatura dello Stato nella causa sul presunto danno ambientale, Fim, Fiom e Uilm spiegano che si stanno muovendo nei confronti dell’Inps «per cercare una soluzione che sia valida per tutti». Ossia per ottenere il dovuto in anticipo rispetto alla sentenza finale, non solo per i lavoratori già in Aferpi, ma anche per quelli in cassa integrazione con l’amministrazione straordinaria. Dopo gli incontri con l’azienda si terranno le assemblee in fabbrica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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