Il Tirreno

Capoliveri in lacrime per l’orafo ucciso a Roma

Capoliveri in lacrime per l’orafo ucciso a Roma

Giancarlo Nocchia era elbano d’adozione: ieri sarebbe dovuto partire per l’isola Ha reagito all’ennesima rapina, ieri fermato un giovane sospettato per l’omicidio

2 MINUTI DI LETTURA





CAPOLIVERI. Solo tre giorni di lavoro e avrebbe chiuso bottega, in ferie. E sarebbe tornato - proprio ieri - nella sua amata Capoliveri, dove fin dalla giovinezza trascorreva con la famiglia le sue vacanze estive. Era molto stretto il legame tra l’isola d’Elba e Giancarlo Nocchia, l’orafo romano che mercoledì scorso è stato colpito a morte da un rapinatore nella sua gioielleria, nel quartiere romano di Prati. Ieri sera i carabinieri di Roma hanno fermato a Latina un pregiudicato 32enne, che aveva con sé una pistola e gioielli sui quali sono in corso delle verifiche.

Il 70enne aveva cercato di reagire alla rapina: l’ennesima, visto che nella sua carriera ne aveva subite altre tre. Il fatto di cronaca è stato ripreso da tutti i media nazionali. Ma, fino a poche ore fa, non era emerso con chiarezza il suo rapporto, molto intenso, con Capoliveri. Giancarlo Nocchia è stato ricordato dal sindaco Ruggero Barbetti: «In questo caldo sabato di luglio la telefonata di un amico ti fa piombare nell'incredulità – ha scritto il sindaco su Facebook – il gioielliere ucciso a Roma, Giancarlo Nocchia, era un caro amico di Capoliveri oltre che essere parente dei miei cugini». La sorella di Giancarlo Nocchia ha sposato infatti il capoliverese Manlio Signorini. L’orafo, fin dalla sua giovinezza, ha trascorso le estati nella casa di famiglia nel centro storico del comune ex minerario. Gli amici lo ricordano come una persona riservata, forse un po’ chiusa ad un primo impatto. «Ma era molto generoso con le persone a lui vicine – racconta Franco Ragoni, uno dei suoi più cari amici elbani – la nostra era un’amicizia vera. Stava sulle sue, ma con la sua cerchia di amici sapeva essere divertente e brillante. È sempre venuto all’Elba, in tanti lo conoscevano e lo rispettavano». Ragoni ha vissuto la tragedia dell’amico orafo a distanza. «Un nostro amico comune mi ha segnalato quanto accaduto a Roma, non si sapeva ancora il nome della vittima. Mi sono preoccupato e ho provato a chiamare Giancarlo al cellulare. Ma il telefono era muto. Poco dopo sui giornali online è comparso il nome di Giancarlo. Ha sempre difeso il lavoro e la sua famiglia, lo ha fatto anche resistendo all’aggressione. Perdiamo un eroe dei tempi moderni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa