Il Tirreno

Stop alla balneazione a Barbarossa

Stop alla balneazione a Barbarossa

L’ordinanza in seguito ai rilievi dell’Arpat, ma Simoni: «Di certo è un episodio accidentale»

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PORTO AZZURRO. Batteri oltre il consentito in mare. Ma la gente continua come se nulla fosse a fare il bagno sulla spiaggia di Barbarossa, una fra le più frequentate da turisti italiani e stranieri. In barba al divieto di balneazione temporaneo emesso dal sindaco Luca Simoni. Così è avvenuto, almeno fino alle 14 di ieri pomeriggio, sulla spiaggia elbana, nonostante che, nella sede del municipio in Banchina IV Novembre, fosse stata affissa all’albo pretorio l’ordinanza di “divieto temporaneo di balneazione”, a seguito del rilevamento compiuto da Arpat.

Ieri pomeriggio nessun cartello di avviso compariva sulla spiaggia di Barbarossa, tanto che i bagnanti hanno continuato a immergersi in quelle acque, come in una normale giornata di estate. Eppure la comunicazione da parte di Arpat di valori fuori norma è stata inviata al sindaco di Porto Azzurro il 15 luglio (il prelievo risale al 13): i risultati delle analisi routinarie evidenziavano valori attorno a 478 Mpn/100mL di enterococchi intestinali (il limite consentito è fissato attorno a 200). Da qui il passaggio dell’emissione di divieto di balneazione, pubblicato il 16 luglio dal Comune.

L’ordinanza avrà vigore fino a quando non saranno ufficializzati i risultati dei prelievi suppletivi previsti in questi casi. Però, prima di questi, scatta tutta una serie di provvedimenti che l’ente locale è obbligato a condurre e a verificare. Naturalmente al vaglio sono gli impianti di depurazione che insistono nella zona e quelli pubblici del comune. «Abbiamo effettuato con urgenza i controlli che il regolamento ci impone di compiere – dice lo stesso sindaco di Porto Azzurro, Luca Simoni – e le verifiche che i nostri tecnici hanno effettuato nell’arco della giornata di ieri hanno tutte dato esito positivo. Gli impianti, sia pubblici sia privati funzionano a regime e in pieno rispetto della legge. Del resto – prosegue il primo cittadino – è tutto nell’interesse degli operatori turistici della zona tenere sotto controllo gli impianti di depurazione delle acque. Ne andrebbe compromessa la loro stessa attività». Allora quale è stata la fonte d’inquinamento rilevata dall’Arpat? Si era pensato al depuratore dell’istituto penitenziario, ma poi, dopo i lavori che sono stati compiuti e anche la deviazione che effettua il collettore di scarico che prende tutt’altra direzione della spiaggia di Barbarossa, l’ipotesi è stata subito scartata. E allora, come giustificare il picco di presenza di colibatterio nell’acque della spiaggia? «Potrebbe essere successo a qualche sprovveduto yacht in entrata o in uscita dal golfo di Mola – azzarda ancora Luca Simoni – che non avrebbe trovato di meglio che liberarsi dei liquidi proprio in vicinanza della nostra costa. Non lo dovrebbe fare, il codice marinaresco lo prevede, ma a questo punto penso – conclude il sindaco di Porto Azzurro – che sia proprio avvenuto così». Intanto l’Arpat è chiamata ad effettuare i prelievi supplementari; fra meno di 36 ore si dovrebbero conoscere i risultati. Nel caso che la situazione si fosse normalizzata, ecco che l’ordinanza di divieto di balneazione temporaneo sarà rimossa.

(lu.ci.)

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