Il Tirreno

Uno strazio troppo grande

di Annalisa Mastellone
Uno strazio troppo grande

Oggi pomeriggio (alle 15) i funerali del giovane nella chiesa di Venturina

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VENTURINA. Come si fa a sopravvivere alla morte di un figlio? Cosa possono dirti gli amici di una giovane vita volata via così tragicamente? Le parole non riescono a descrivere il dolore e lo strazio di un’intera comunità. Valerio lo conoscevano tutti in paese. La passione per il calcio, la voglia di divertirsi, l’impegno nello studio per imparare un mestiere, un ragazzo che come tanti aveva davanti ai suoi occhi ancora tante giornate piene di progetti e sogni.

Diciannove anni sono troppo pochi per morire. In quel modo poi. Un incidente spaventoso che ha lasciato increduli e sotto shock tutti. Stava andando a lavoro quel maledetto mercoledì pomeriggio. Da appena un mese era cameriere al ristorante “La Capannina”, dove in poco tempo era riuscito a farsi apprezzare e voler bene. «Dispiacere enorme. Era un ragazzo bravissimo, ligio al dovere, educato, come pochi. Lavorava qui dal 13 giugno e ci stava molto volentieri. Si è fatto stimare da tutti, per noi era come uno di famiglia», ha detto sconvolta Dilva, la titolare, che con le lacrime agli occhi ripercorre quegli interminabili minuti passati lì ad attenderlo per il turno serale tra i tavoli. «Doveva venire alle 18,30 – ha raccontato – ma alle 19 ancora non si vedeva arrivare. Poi si son fatte le 19,08 e ho cominciato a preoccuparmi, perché era sempre puntuale. Dopo un po’ è arrivata la notizia dell’incidente, e allora mi son detta che probabilmente era in fila nel traffico visto che i vigili avevano bloccato la strada. Però, riflettevo, avrebbe potuto avvisarmi col cellulare per dire che tardava. Invece, purtroppo, non è successo nulla di tutto questo». La mamma di Valerio, Monica Francioni, lavora da Etruria Piante a Venturina, il babbo Venio in un’officina di Piombino. Una famiglia molto ben voluta e stimata la loro. In queste ore, parenti, amici non li hanno lasciati soli, troppo grande da sopportare da soli il dolore lancinante di non poter più stringere un figlio tra le braccia, non c’è conforto. Nonostante l’affetto delle tantissime persone che nella giornata di ieri hanno affollato la camera ardente in ospedale. Appena la notizia della tragedia si è diffusa, il profilo in facebook del “portierone”, come lo chiamavano per via del suo ruolo nella squadra juniores dell’Asd Venturina calcio, si è riempita di foto e messaggi che ne ricordano il sorriso tenero e gentile, l’energia dei suoi anni, le allegre giornate con gli amici. E per dirgli che lui, una fine così, proprio non la meritava. «Dimmi che non è vero, dimmi che ti sei nascosto da qualche parte e che fra poco esci e ci dici che era tutto uno scherzo – scrive Simone -. Non è possibile, nessuno qui ancora ci crede. Come si può lasciare questa vita a soli 19 anni?! Come si può lasciare tutto quello che hai costruito in un attimo?!».

Funerali oggi alle 15 nella chiesa di Venturina.

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