Sicurezza
Sul web la rabbia per la maglietta
La gente della Val di Cornia non digerisce Baratti associato allo squalo. Ma le t-shirt sono ancora in vendita
BARATTI. È una ditta di Firenze, specializzata in stampa di t-shirt, la “responsabile” delle magliette con la scritta “Enjoy Baratti” e la figura delle fauci aperte dello squalo. Un’azienda che produce decine e decine di tipi di magliette, per varie zone turistiche d’Italia.
La t-shirt costa 12 euro e nel chiosco di Baratti continuano a venderla senza alcun problema.
«Non credo - ci hanno detto ieri al chiosco - che ci sia un collegamento con quella vicenda. È avvenuta tanti anni fa e neppure nel golfo, ma allo scoglietto dello Stellino, che è più a nord, verso San Vincenzo». In tutto, al momento, ne hanno vendute alcune decine, tutte a turisti di passaggio. Un piombinese, o comunque uno della zona, non comprerebbe mai una maglietta così.
Si tratta di una t-shirt decisamente sconveniente, visto che 26 anni fa, il 2 febbraio del 1989, in quelle acque un sub, Luciano Costanzo, perse la vita proprio per l’attacco di uno squalo, un grosso squalo bianco, il più pericoloso. Successe di fronte al figlio e ad un amico.
All’inizio la vicenda apparve così grossa che qualcuno provò a negare la reale responsabilità del grosso predatore, ma si dovette ricredere alcuni giorni dopo quando furono ritrovare pinne e bombole, con segni dei denti sulle cinture.
Certo è che la notizia ha fatto in poche ore il giro d’Italia, condivisa da decine e decine di persone sui principali social network, in particolare su Facebook. E numerosi sono stati anche i commenti.
Scrive, ad esempio, Lino De Pasquale: «Spero di non vedere mai uno che indossi quella maglietta. Il Costanzo abitava in via del Fossato come me e Gigio è un mio grande amico. Al gestore del negozio dico: ma falla finita!»
E ancora Claudia: «La famiglia dovrebbe protestare legalmente»; Cristina: «È vergognoso, spero che qualcuno prenda provvedimenti»; Michela: «Spero vivamente che queste magliette vengano ritirate» e Barbara: «Ma non c'erano veramente altri elementi per caratterizzare Baratti? Un'anfora, una nave etrusca, piuttosto una tomba etrusca, meglio un cinghiale allora! Mah!». Ancora Daniele: «Oltre tutto scacciano i turisti come se Baratti fosse infestata da squali». C’è anche chi paragona la “trovata” alle foto fatte al Giglio. Eppure sull’isola nessuno dei negozianti locali ha mai messo in vendita niente in qualche modo collegato alla Concordia, tragedia con 32 vittime: «Purtroppo dobbiamo constatare - scrive Sergio Cantini - che moltissimi nostri connazionali hanno fatto la fila per andare al Giglio solo per farsi un "selfie" davanti alla Concordia. La gente ha perso del tutto la coscienza».
@guifiorini
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