Il Tirreno

Rinviato a giudizio l’assessore Francini

di Alessandro De Gregorio
Rinviato a giudizio l’assessore Francini

Accusato di induzione indebita in concorso con il cognato e un imprenditore per la vicenda del Torre Mozza beach

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PIOMBINO. L’indagine sul Torre Mozza beach sfocia in un processo e si tira dentro, stavolta direttamente e in prima persona, anche Lido Francini. L’attuale assessore al bilancio, all’epoca dei fatti (seconda giunta Anselmi) vicesindaco e assessore ai lavori pubblici, è stato infatti rinviato a giudizio in concorso con il cognato Valter Bertuletti e l’imprenditore follonichese Arietto Giovannelli.

L’ipotesi di reato è quella prevista dall’articolo 319 quater, “Indebita induzione a dare o promettere utilità”, la nuova fattispecie introdotta dalla legge anticorruzione 190/12 che ha ristretto il raggio di azione della concussione.

Il processo comincerà nel febbraio del prossimo anno, come ha stabilito ieri in tribunale a Livorno il giudice dell’udienza preliminare Antonio Pirato su richiesta del pubblico ministero Gianfranco Petralia, già titolare delle indagini condotte dai carabinieri.

A Francini in quanto pubblico ufficiale, e a Bertuletti in concorso, si contesta il primo comma dell’articolo 319: l’ex vicesindaco è accusato di aver abusato della propria carica per indurre Giovannelli a promettere di versare (a Francini e al cognato) dodicimila euro, assicurando in cambio all’imprenditore che avrebbe vinto l’appalto per la concessione in affitto dell’azienda Torre Mozza.

Giovannelli a sua volta (che si è costituito parte civile) è accusato, in base al secondo comma dell’articolo 319, di aver promesso di versare quei soldi per aggiudicarsi la gara.

Soldi che in realtà non sono mai stati pagati da Giovannelli il quale però, a un certo punto di questa vicenda, decise di denunciare gli altri due andando prima a un appuntamento con Bertuletti con un registratore nascosto, poi dai carabinieri. E su quel nastro sono incise affermazioni compromettenti per il cognato dell’ex vicesindaco: se le registrazioni verranno ammesse al processo come prove documentali, potrebbero essere decisive. La denuncia di Giovannelli è molto circostanziata, anche se contro Francini c’è soltanto la parola del suo accusatore.

Cerchiamo di ricostruire la vicenda. Nei primi mesi del 2012 viene messa a gara la concessione demaniale della sola spiaggia, escluse quindi le strutture adiacenti (ristorante, servizi igienici e camere) della Torre Mozza beach, società fallita e sottoposta alla relativa curatela.

Partecipano a quel bando in 28, tra cui anche Giovannelli e Bertuletti. Vince quest’ultimo, il cognato del vicesindaco.

Giovannelli successivamente contatta il curatore fallimentare perché è interessato anche al ristorante e alle camere rimasti fuori dal bando. L’imprenditore ottiene un appuntamento, in Comune. Qui il curatore gli spiega che per la stagione estiva ormai è tardi anche perché non c’è il giudice che deve firmare le autorizzazioni.

Giovannelli, sempre secondo la denuncia, torna alla carica nel gennaio 2013 e stavolta l’appuntamento viene fissato nei locali del Torre Mozza beach: con il curatore, con Bertuletti e con Francini. Il vicesindaco gli consiglia vagamente di non aver fretta perché «tanto le cose vengono da sé».

Dopo questo, sempre secondo le indagini, ci sono altri incontri e altre telefonate fra i tre. Giovannelli viene invitato a produrre una lettera contenente l’offerta formale. Lui la quantifica: si impegna, tramite la propria società Sip Energy & Telecomunicazioni srl, a ripristinare le utenze, a eseguire una serie di lavori di manutenzione per 35mila euro e a versarne 7000 per la concessione. La busta viene consegnata una mattina di marzo a Francini, nel suo ufficio in Comune, alla presenza di Bertuletti. E Francini a questo punto, riferisce Giovannelli, gli chiede 15mila euro extra, somma da versare in contanti e a rate. Richiesta poi scesa a 12mila euro, circa un mese dopo, durante in incontro a casa di Francini, sempre alla presenza del cognato.

L’8 maggio si aprono le buste, anzi la busta: perché nello studio del curatore l’unica offerta pervenuta è quella di Giovannelli, che si aggiudica la gara. Però lui non paga i 12mila euro. A suo dire, le richieste di vicesindaco e cognato si fanno insistenti. Finché il 15 settembre non si infila un registratore in tasca e va all’appuntamento con Bertuletti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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