Il Tirreno

«Su Capobianco il Comune ha fatto un pasticcio»

Una catena chiude l'area di sosta a Capobianco
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Una catena chiude l'area di sosta a Capobianco

Legambiente dura: «Chi ha costruito in modo irregolare determina i tempi e i modi per fruire di un bene comune»

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PORTOFERRAIO. Il parcheggio di Capobianco continua a far discutere. Sia quando viene aperto (è di questi giorni la polemica sulla ordinanza del sindaco Ferrari e la conseguente riapertura dell’area di sosta a pagamento), sia quando viene chiuso. La sera, infatti, una catena vieta l’accesso alle auto nel parcheggio sottostante, fino allo scorso anno accessibile liberamente. Tanto basta affinché l’associazione Legambiente Arcipleago toscano torni nuovamente alla carica e parli, senza troppi giri di parole, di tentativo di privatizzazione di una parte della costa.

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L’associazione ha ricevuto in queste ore le fotografie scat6tate da alcuni portoferraiesi. «Gli scatti testimoniano in maniera inequivocabile – spiegano da Legambiente – che l'incredibile vicenda della “sanatoria temporanea” del parcheggio di Capobianco, che lo stesso Comune di Portoferraio ha dichiarato realizzato con “un cambio di destinazione d'uso in assenza di titolo edilizio”, cioè abusivo, si sta trasformando in una chiusura anche del parcheggio sottostante, fino allo scorso anno accessibile nelle ore serali. Giorno per giorno la ferita ambientale aumenta, provocando ulteriori danni e impedendo di fatto ai residenti e agli ospiti l'accesso ad una delle spiagge più frequentate e conosciute». L’area di sosta di Capobianco, dopo l’ora di chiusura, è inaccessibile con le auto, serrato con una catena.

«Con la realizzazione delle strutture per la gestione del parcheggio – dicono da Legambiente – dopo una certa ora viene impedito l'ingresso all'intera area, così chi ha realizzato il parcheggio in un'area con forti vincoli paesaggistici e ambientali, ora è di fatto padrone anche del resto e determina tempi e modalità di fruizione di un bene comune. Quello del parcheggio di Capobianco sembra davvero un pasticcio infinito che il Comune ha lasciato gonfiare, nonostante Legambiente avesse denunciato la cosa fin dal 2 marzo, e che ora non sembra più in grado di gestire in maniera decente».
 

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