Il Tirreno

«Per la 398 dobbiamo farcela da soli»

di Alessandro De Gregorio
«Per la 398 dobbiamo farcela da soli»

Guerrieri fa il punto dei lavori sul porto e annuncia nuove strategie sulla viabilità insieme alla Regione e ad Aferpi

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PIOMBINO. «Apparentemente sembra che siamo arrivati, e in effetti abbiamo fatto molto qui sul porto. Ma c’è ancora molto da fare». Luciano Guerrieri, “eterno” commissario straordinario (è al suo terzo mandato dopo quello da presidente dell’Autorità portuale), tira un bel sospiro di sollievo all’indomani dell’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del piano preliminare strategico dei porti. Un provvedimento accompagnato - anche se per ora informalmente - dalla previsione che l’accorpamento sarà tra Piombino e Livorno, e non anche con Civitavecchia.

«Ora - dice Guerrieri - la conduzione del nuovo modello deve essere tale da determinare equilibrio e una corretta interpretazione delle potenzialità e delle vocazioni dei due scali. La sinergia non deve penalizzare le opportunità del singolo porto».

Questo sarà il compito del nuovo presidente. Come funzionerà la catena gerarchica?

«Il presidente dovrà rappresentare entrambi i porti e nominarne i direttori generali. A sua volta il presidente verrà nominato dal ministro, di concerto o d’intesa col presidente della Regione. Il meccanismo sarà rovesciato rispetto a ora, anche le terne non hanno più valore. Magari potranno essere utili per un’indicazione generale, ma il ministro può tranquillamente andare oltre».

Veniamo al porto. A che punto sono i lavori?

«Dico cosa stiamo facendo in questi giorni. Abbiamo affidato alle ditte tutte le opere complementari, cavidotti, infrastrutture di sottobanchina, illuminazione eccetera in base alle attività che si insedieranno. Abbiamo concordato con chi ha fatto domanda di concessione, San Giorgio del porto, Neri, Saipem. Entro fine anno finiremo, poi loro provvederanno a completare in base alle loro esigenze. Ecco perché dico che entro giugno 2016 può arrivare la prima nave da costruire o da demolire. Il lavoro grande è praticamente terminato. Ora ci restano altri tre progetti da chiudere».

Quali sono?

«Intanto il prolungamento del molo foraneo sovraflutto, altri 430 metri, per gli accosti delle navi da crociera. Il costo è di 21,5 milioni, con il ribasso siamo scesi a 16,5 milioni. Poi abbiamo terminato gli studi geologici e il progetto definitivo per la strada, lo svincolo dalle nuove aree portuali fino al Gagno, entro metà agosto metteremo a gara anche questo. Anche qui, il costo è di 16,5 milioni. Ad agosto vogliamo mettere a gara anche la trasformazione di trecento metri di scogliera che chiudeva il piazzalone, quello alla Chiusa. Il tratto fronte mare che unisce il piazzale alle vecchie vasche di colmata diventerà una banchina vera e propria. E completeremo il dragaggio sulla darsena verso la banchina di riva, per il momento a 18 metri. Ne ricaveremo 700mila metri cubi di materiale per finire di riempire anche quella parte».

Quali tempi vi siete dati per l’insediamento di General Electric, Aferpi eccetera?

«Entro il 2016 tutto questo deve essere pronto insieme ai primi 100mila metri quadri di aree che servono a General Electric. Ad Aferpi abbiamo affidato in parte la vecchia concessione Lucchini al netto dei carbonili e delle aree private nell’area di Portovecchio, quelle ci servono e dovranno passare a noi. Cevital ha poi un’opzione su parte delle nuove banchine, quelle destinate alla logistica e all’agroalimentare. Issad Rebrab è in attesa di una risposta da parte dei suoi partner industriali giapponesi e cinesi. Per il momento va avanti la parte siderurgica e la ristrutturazione, stiamo preparando un atto di passaggio di queste aree anche private ex Lucchini all’Autorità portuale. In questi giorni abbiamo ricevuto la visita degli amministratori di Nuova Solmine, Altair chimica eccetera, che vogliono insediarsi lì. Poi c’è il progetto Tenaris che, dopo la strada, chiede uno sbocco sul mare. Insomma, la nostra politica infrastrutturale è stata strettamente collegata ai progetti che da un lato fidelizzavano le nostre aziende al territorio e che dall’altro ne acquisivano di nuove. E non c’è solo il comparto industriale ma anche la parte crocieristica di cui dicevamo».

E poi c’è il completamento della 398, strada senza la quale l’intero porto resterebbe strozzato.

«Sì, non possiamo pensare di non avere un collegamento efficace. Proprio in questi giorni abbiamo avuto un incontro con la Banca europea investimenti. Perché questa storia o si risolve con l’autostrada o per altre vie oppure, ed è l’orientamento sia mio che del sindaco, bisogna pensare a finanziare quest’opera anche con risorse locali, nel senso di regionali. Bisogna rimetterci tutti intorno a un tavolino e prendere una decisione. Ma in fretta. E la decisione è prendere un mutuo».

Insomma, dovete farcela da soli o quasi. Avete fatto una stima aggiornata di quanto potrebbe costare?

«Per il primo tratto Montegemoli-Gagno siamo ancora nell’ordine dei 50 milioni. Poi c’è lo svincolo, ma quello come ho detto lo facciamo noi. Quanto al secondo tratto Gagno-Poggio Batteria non serviranno più 50 milioni ma molto meno. Bisogna studiare un nuovo tracciato. Prima c’era il gasometro, la strada era quasi un bunker che doveva resistere a un’onda d’urto e una pressione incredibili. Ora questo problema non c’è più. Con Aferpi siamo già d’accordo che nei prossimi giorni studieremo una nuova viabilità, sia industriale che pubblica. Questo riguarderà anche la ferrovia perché va ristudiato il raccordo portuale in rapporto alle nuove esigenze e ai rivoluzionamenti progettati da Aferpi, che sposterà lo stabilimento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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