Gioco
«Il ricorso sui Quartieri il Pd lo faccia coi suoi soldi»
Per il Movimento 5 Stelle altrimenti il Comune rischierebbe l’abuso d’ufficio Ferrari e Un’altra Piombino: «Già speso denaro pubblico per resistere al Tar»
PIOMBINO. La sentenza del Tar che ha annullato le nomine dei consiglieri Pd, arrivate in ritardo, nei consigli di quartiere, e la decisione annunciata dallo stesso Pd di ricorrere al Consiglio di Stato, fanno ancora discutere.
«Apprendiamo dalla stampa – dice il Movimento 5 stelle, che aveva avviato il ricorso al Tar – la volontà del Pd di ricorrere in secondo grado. Già questa affermazione basta per mettere in evidenza una grave irregolarità messa in atto da Pd e amministrazione. Per chi non l’avesse notato già in primo grado l’amministrazione ha difeso una singola forza politica finanziando con le casse del Comune la difesa al Tar e quindi gli interessi del Pd, mentre il M5s, che non percepisce neanche il gettone di presenza, ha provveduto ad autofinanziare le spese legali».
Duro il commento dei 5 stelle, che ricordano come «la maggioranza del consiglio comunale ha appena votato un bilancio lacrime e sangue, con l’aumento generalizzato di tutte le imposte comunali. Se questi soldi vengono utilizzati per difendere in tribunale gli interessi di una parte politica, e non dell’amministrazione, crediamo che si possa configurare il reato di abuso di ufficio. Già in passato abbiamo rilevato la necessità di controllare nel dettaglio le cause in essere che interessano l’amministrazione e la recente votazione sul debito fuori bilancio della sentenza Bartoli ha riportato la questione di stretta attualità. Nel caso di un eventuale ricorso al Consiglio di stato – proseguono – per la vicenda dei consigli di quartiere, il problema neanche si pone, in quanto l’interesse da difendere non è quello del Comune di Piombino, ma quello dei consiglieri del Pd. Quindi ci saremmo auspicati che la prima forza politica di Piombino, col maggior numero di tessere, che percepisce i rimborsi elettorali, che si finanzia con le feste, che fa pagare per votare alle primarie, avesse pensato di difendersi attraverso i propri legali».
Anche Francesco Ferrari, capogruppo della lista civica che porta il suo nome, contesta il preannunciato ricorso al Tar. «Se il Pd vuole impugnare la sentenza faccia pure. Non sarebbe invece accettabile che l’impugnazione venisse presentata dal Comune. Sono già stati spesi soldi dei cittadini per resistere al primo grado dinanzi al Tar, dove in discussione non c’era un interesse della collettività ma quello di un partito che ha sbagliato e non ha rispettato i regolamenti che ha scritto. Non vorremmo che altri soldi pubblici venissero utilizzati ancora per interessi di partito».
Interviene anche la lista “Un’altra Piombino”, che non presentò ricorso «avendo poca fiducia nella celerità della giustizia italiana. Ma che la norma regolamentare fosse illegittima anche per noi era palese.Ricordiamo che a suo tempo tutte le minoranze cercarono una soluzione politica, che non fu trovata perché la maggioranza con ostinazione e con arroganza rifiutò ogni ipotesi».
«La modifica regolamentare - aggiunge Un’altra Piombino - è costituita da un atto deliberativo consiliare supportato da pareri di funzionari del Comune, alla presenza del segretario generale, che non ha fatto niente per ostacolare l’adozione di un atto la cui illegittimità era a nostro avviso palese. Il Comune ha già sostenuto spese per il primo ricorso, che ha perso. Questi soldi chi li deve pagare? I cittadini, come sempre purtroppo accade, i consiglieri che hanno approvato l’atto, i dirigenti che lo hanno avallato?».
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