Finanza
Un mall di grandi marche al posto della centrale Enel: dietro c’è un colosso della moda
Piombino: uno dei due partner interessati alla riconversione della centrale è il miliardario francese Bernard Arnault, leader della Lvmh
PIOMBINO. Se ne parla da mesi, da fine aprile quando Il Tirreno anticipò i primi dettagli del progetto relativo alla conversione della centrale Enel di Tor del Sale. Oggi ci sono alcuni elementi in più. Come il nome di uno dei possibili investitori.
Lo ha svelato il Sole 24 Ore, ne abbiamo avuto conferma e non è un nome a caso: Lvmh, acronimo di Louis Vuitton Moët Hennessy. Si tratta del colosso francese formato dalla celebre casa specializzata negli accessori di moda e dalla società che si occupa di vini e alcolici. Una holding nata per fusione nel 1987 e che dirige cinquanta società (ciascuna delle quali gestisce marchi di prestigio nella moda, nel settore dei vini e dello champagne, dei profumi e cosmetici, della grande distribuzione). Il presidente del gruppo è Bernard Arnault, il miliardario del lusso e vecchio amico di Nicolas Sarkozy. Secondo la rivista Forbes, la sua è la seconda potenza economica in Francia, la terza in Europa e la 13ª a livello mondiale con un patrimonio stimato di 37,2 miliardi di dollari.
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L’altro nome è ancora top secret. A quanto siamo riusciti a sapere, si tratterebbe di un gruppo austriaco. Il riserbo è dovuto a una trattativa ancora da chiudere e anche al fatto che questo secondo investitore sarebbe quello che acquisirebbe l’area da Enel. Insomma, quello che metterebbe gran parte dei 120-150 milioni necessari per l’intera operazione.
Un’operazione che, per la stessa Enel, sarebbe una specie di esperimento pilota da attuare ed eventualmente replicare in altre centrali dismesse (23 in tutto compresa Piombino, che chiuderà a settembre). Il progetto nelle grandi linee prevede prima di tutto la bonifica dell’area, il raddoppio della vicina oasi Wwf Orti Bottagone, la creazione di un laghetto al posto dei depositi di carburante con l’allestimento di un laboratorio ambientale permanente a disposizione delle scuole. E il mantenimento delle due ciminiere come punto di riferimento. Perché si chiama Tor del sale e quelle due torri che si vedono a chilometri di distanza, secondo i francesi, sono perfette come simbolo del mall, la mega boutique grandi marche.
Quando parlammo con il sindaco Massimo Giuliani, lui si lasciò scappare la previsione di mille posti di lavoro. Annunciare milioni e posti di lavoro come rena però non porta mai bene. Forse è per questo che oggi Giuliani sussurra solo «no comment». Una specie di silenzio stampa in attesa della prossima riunione al ministero dell’Ambiente, dove il progetto è stato già illustrato ma non ancora definito del tutto.
L’ultima riunione, in programma due settimane fa, è stata rinviata. Il sottosegretario Silvia Velo taglia corto: «Mancavano delle carte che Enel dovrà produrre. Ma si tratta di riunioni tecniche. Enel deve completare la procedura Aia che contiene anche il programma di dismissione e chiusura della centrale, e che si interfaccia con il progetto di riconversione».
E il porto? Potrebbe essere destinato a ormeggi turistici al servizio del mall, magari con una parte dedicata al laboratorio educativo ambientale. Ma al momento lo scalo che serviva per le bettoline cariche di olio combustibile è fuori dal progetto. Andrà reinserito nel piano regolatore portuale.
Infine i tempi. Si pensa che, nella migliore delle ipotesi, per la bonifica e la costruzione delle opere ci vorranno tre anni. Quindi, partendo entro dicembre, si andrebbe alla fine del 2018.
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