Attenzione
«Accogliamo i profughi e usiamoli sul territorio»
La proposta dell’architetto Alberto Primi del Comitato per Campiglia «Trasformiamoli in opportunità. Vanno fatti lavorare, non relegati alla stazione»
CAMPIGLIA. Per l’architetto Alberto Primi, del Comitato per Campiglia, a certe condizioni i profughi possono essere un’opportunità per il territorio. Lo ospitiamo nella speranza che sull’argomento si apra un dibattito.
«L'accoglienza di profughi nei Comuni della Val di Cornia, potrebbe essere una risorsa e una grande occasione per la tutela del territorio. Si tratta di potere e volere proporre a queste persone di partecipare alla manutenzione del territorio che li ospita. Evidentemente con una volontaria accettazione da parte loro e una collaborazione remunerata. Si tratterà di discutere con la popolazione e con i sindacati per evitare dei conflitti, ma bisogna ricordare che non si tratta di dare uno stipendio, ma solo una cifra, che dovrebbe essere direttamente gestita dai Comuni, quale testimonianza del rispetto del lavoro di persone che hanno già il sostegno dello Stato».
«Evitiamo di confondere il problema dei profughi con il problema degli immigrati. Se i primi non aspettano altro che andarsene per raggiungere altri paesi, i secondi sperano di trovare una sistemazione stabile nel nostro paese. Solo in quest'ultimo caso si aprono tanti problemi reali e fanno nascere gli atteggiamenti di repulsa tra le persone più deboli».
«Alla stazione di Venturina siamo di fronte a profughi e non a persone che ci rubano il lavoroe si suggerisce allora che queste persone siano messe in condizione, fino a che non saranno sostituite da altri profughi, di partecipare per esempio alla manutenzione dei Parchi della Val di Cornia e alla tutela del territorio. Condividiamo in pieno le parole del sindaco di Suvereto sull'argomento e aggiungiamo che oltre ad ospitarle e far loro sentire che tutta la cittadinanza accoglie persone che hanno preferito rischiare la morte in un viaggio terribile pur di fuggire dal rischio ancora più alto di morire nei loro paesi, dovremmo far loro conoscere il luogo che li ospita, la sua storia, le sue tradizioni, i suoi costumi tanto diversi da quelli a loro conosciuti».
«Chiediamo allora che i Comuni della Val di Cornia si colleghino tra di loro per gestire, nel loro piccolo, un'emergenza che in realtà durerà anni se non decenni».
«Si propone quindi - conclude - un metodo di lavoro collettivo e diametralmente opposto a quello adottato dalla sindaca Soffritti che non ha informato i cittadini dell'arrivo di 60 profughi, che non ha dato loro neppure il benvenuto considerando solo il problema di ordine pubblico da trattare col prefetto accettando che venissero relegati nella parte più lontana e desolata del territorio comunale».
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